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Sta finendo l’era delle notizie gratuite?

Murdoch
E' ufficiale: dopo i primi brontolii un mese fa, Rupert Murdoch, re incontestato dei media sui 4 continenti, ha detto che inizierà a fare pagare per alcuni contenuti d'informazione nei propri website. La parziale realizzazione del paradiso comunista sognato da Marx per cui ognuno lavorava solo secondo i propri bisogni e avrebbe ottenuto tutto più o meno gratuitamente è ormai diventato una realtà nei media e nella musica. Da una quindicina di anni a questa parte una generazione di giovani si è infatti convinta che musica e informazioni si possano ottenere gratis. Questo andazzo pare destinato a finire. Almeno in parte.


Il fatto è che il modello è poco sostenibile se non, per certi versi, insostenibile. Sul web convivono infatti informazioni di altissima qualità, pescate in prima linea da valenti giornalisti a rischio della loro pelle o inchieste economiche e finanziarie che costano giorni se non mesi di ricerche e d'altra parte notizie che si rifrangono e rimbalzano da altre fonti e altri siti il cui valore è prossimo allo zero se non negativo quando le informazioni sono anche male ricopiate. Un giornalista inviato di guerra deve pagare un aereo, trovare un albergo, sostenere costi assicurativi, pagare mezzi di trasporto e cibarsi. Un giornalista investigativo passa ore e ore e di lavoro al telefono con varie fonti e spulcia quantità di documenti raccogliendo delicate testimonianze. Il web ha appiattito tutto ciò e la gente che vede arrivare tutto gratuitamente non distingue più tra lo sfogo superficiale di un adolescente in una chat-room e un lavoro professionale fatto con tutti i crismi. Che implicano verificare le fonti, garantire l'anonimato, garantire equità di trattamento alle persone interpellate, avvertire l'interessato che si sta scrivendo su di lui, conoscere il codice civile e penale per evitare costose cause ecc. Ormai molti website sono delle camere di sfogo dove la gente dice quello che le passa per la testa. Il che è straordinariamente positivo sul fronte della libertà individuale, ma a volte è assai misero sul fronte dell'edificazione collettiva. Il web rischia inoltre di alimentare il narcisismo e moltiplica all'infinito i monologhi, come se ci trovassimo in un enorme stadio in cui ognuno parla e nessuno ascolta. Il peggio riguarda però i diritti d'autore e la creatività. A causa della pirateria musicale (95% dei download sono illegali) artisti assai creativi si vedono remunerare una miseria il frutto del loro lavoro e della loro creatività. Nei media, dove sono i fornitori di contenuti a offrire il materiale gratuitamente in cambio di un poco di pubblicità (da un anno in crollo verticale peraltro) gli editori, siano essi di giornali o tv si stanno accorgendo che qualcosa non va. In Gran Bretagna è di giorni fa la notizia che Channel 4, il quarto canale tv che è una voce originale nel panorama britannico dei media, si è visto costretto a cancellare due notiziari, quello di mezzogiorno e quello delle 4, per ridurre i costi. Il quotidiano The Independent sta lottando per stare a galla. Tutti i giornali, compreso il Financial Times che finora era riuscito a tenere duro, guadagnando addirittura qualche posizione, stanno perdendo copie a rotta di collo. Inevitabile che Murdoch, che è un vecchio lupo di mare e a cui il fiuto non è mai mancato, abbia deciso di prendere una decisione assai rischiosa. Notare che pubblicazioni come il Financial Times o il Wall Street Journal, che del gruppo Murdoch fa parte, già fanno pagare la clientela per certe notizie con cintenuto premium. Ma si tratta di informazioni finanziarie che spesso sono le aziende disposte a pagare e non i privati. Come remunerare un bel pezzo di politica estera o una cronaca ben fatta di un disastro naturale? Secondo vari esperti Murdoch sbaglierebbe, perchè un business che fa pagare per le notizie nel web rischia di isolarsi in una sorta di Fort Alamo che non comunica e non interagisce con il resto della rete, con il risultato di rimpicciolirsi e impoverirsi. Basti ricordare il caso del New York Times che, di converso, da quando ha reso il proprio sito gratuito è passato da 12 a 20 milioni di lettori. Inoltre, i grandi volumi, portano pubblicità. Ma è un fatto che i buoni contenuti non possono essere gettati al vento. Questa crisi sta già portando in tutto il mondo al licenziamento o prepensionamento di giornalisti esperti ancora nel fiore delle capacità professionali che vengono sostituiti con giovani sottopagati che mancano di quel filtro fondamentale che dà l'esperienza permettendo di prendere e valutare le notizie facendo la dovuta tara. Riuscirà Murdoch a invertire la corrente? Per quanto disponga di una massa critica sufficiente per influire sul corso degli eventi è difficile dirlo. Anche perchè, in un mondo che va dannatamente di fretta, è necessario trovare un sistema "leggero" per fare pagare (con un clic del mouse) chi lo volesse ed è fondamentale che i costi siano peraltro ridotti al minimo. E poi bisogna convincere la gente che vale la pena pagare una notizia rispetto a un'altra. E questa è la parte più difficile da realizzare.