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Quando il credit crunch pesa sui divorzi

Il credit crunch ha manifestato in questi giorni una nuova variante, che potrebbe fare scuola nelle aule dei tribunali. Si tratta del divorzio con lo sconto per cause di forza maggiore chiesto alle mogli in partenza dal nido famigliare. Vale per i mariti finanzieri che hanno visto franare il proprio patrimonio detenuto in azioni.  

A fare scuola con una causa celebre, se tutto andrà per il verso dovuto, potrebbe essere Brian Myerson, finanziere, proprietario di un fondo attivista il cui valore è crollato a causa della crisi finanziaria. Myerson ha chiesto al tribunale di poter ridurre drasticamente il pagamento alla moglie Ingrid, compagna per 26 anni. In base ai termini dell'accordo che aveva raggiunto Mayerson aveva accettato di pagare 11 milioni di sterline (12 milioni di euro) di cui 9,5 milioni in contanti oltre a una villa che possedevano in Sudafrica del valore di 1,5 milioni. Ma l'accordo risaliva all'antichità e cioè al febbraio del 2008 quando il patrimonio che Meyerson deteneva nel fondo valeva 15 milioni di sterline pari al 60% del totale del patrimonio dei due coniugi. Allora la società, Principle Capital Holdings valeva 295 pence per azione, mentre oggi è scesa di oltre il 90% a 20 pence pari a un valore per Myerson di poco meno di 2 milioni di sterline. Considerando i debiti che detiene e un mutuo che ha contratto, oggi Myerson si trova in rosso mentre la quota della moglie è rimasta circa lo stesso, considerando che l'immobile in Sudafrica, a cui se ne aggiunge un altro che era oggetto della transazione è perfino cresciuto di valore. Insomma, per chi aveva ancora dubbi, in questi tempi avere un'attività è una grana mentre i contanti sono gli unici a contare. "Cash is king" come dicono i banchieri. Sarà ora interessante vedere cosa farà il tribunale. Se accetterà le rimostranze del banchiere potrebbe costituire un precedente per centinaia di mariti ex-ricchi che si trovano nelle stesse condizioni.