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Le grandi banche col cappello in mano

Fino a pochi mesi fa Sir Fred Goodwin, Ceo di Royal Bank of Scotland, pareva il deus ex machina della finanza britannica. A capo di una cordata di grandi banche europee (con la belga Fortis e la spagnola Santander) aveva lanciato l’attacco alla olandese Abn Amro prendendone il controllo per 71 miliardi di euro e dividendone le spoglie con i commensali. Oggi quei tempi sembrano lontanissimi: Rbs ha dovuto chiedere al mercato mezzi freschi per 12 miliardi di sterline e ora si prepara a tagliare 7mila posti di lavoro.

Goodwinimages
La seconda banca britannica ha perso oggi metà della propria capitalizzazione, mentre crescono le voci di dissenso nei confronti di Goodwin, accusato di avere fatto il passo più lungo della gamba in un momento in cui iniziava a essere evidente la crisi dl credito. Goodwin, che era diventato famoso con il nomignolo di Fred the shred, Fred il tritatutto, per la sua capacità di compiere grandi acquisizioni (come la consorella NatWest per 26 miliardi di sterline o l’americana Citizens per 10 miliardi di dollari) e tagliare i costi con la rapidità della luce, questa volta ha fatto indigestione e si trova a dover gestire un’integrazione scomoda in un momento difficile per i mercati internazionali. Con la prospettiva di dover presto annunciare tagli di 7mila dipendenti in massima parte in quelle che erano le attivtà londinesi di Abn Amro che rischiano di diventare inutili doppioni. La prova della crisi delle banche britanniche viene peraltro da altre banche consorelle. Barclays non ha escluso a propria volta di procedere a un aumento di capitale e Hbos, la banca a cui fa capo il colosso dei mutui Halifax si prepara a propria volta a chiedere 4 miliardi di sterline. La piccola Bradford & Bingley che opera esclusivamente nel credito ipotecario potrebbe essere la prossima. I requisiti patrimoniali iniziano infatti ad assottigliarsi e per le grandi banche non resta altra soluzione che presentarsi col cappello in mano davanti agli azionisti. Ma anche l’appetito del mercato ha i propri limiti. Nel caso di Hbos che ha 2,1 milioni di piccoli azionisti di cui 800mila on meno di 200 sterline di azioni ciascuno, il ricorso agli istituzionali è ancor più cruciale dato che difficilmente i risparmiatori rispenderanno in massa alla chiamata. Le grandi banche a corto di capitali stanno sgonfiandosi sempre più e quello che inizialmente pareva una salutare cura dimagrante ora inizia ad avvicinarsi a un preoccupante rachitismo.