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I danni della Brexit di cui non si vuol parlare

E’ “quasi” ufficiale: la Brexit, in qualsiasi forma avvenga, danneggerà il Regno Unito. Esiste infatti un rapporto, commissionato dal Governo May, secondo cui,  nella migliore delle ipotesi, il Paese si ritroverà tra 15 anni con una crescita inferiore del 2% rispetto a quella che avrebbe registrato restando nell’Unione. Se le cose andranno un poco peggio, il calo sarà del 5%, mentre l’ipotesi più nera prevede una contrazione dell’8%. L’ultimo caso è quello in cui Londra decida di andarsene dalla UE sbattendo la porta e finisca per commerciare secondo le regole minime del WTO, l’organizzazione mondiale del commercio. Lo scenario migliore è quello in cui gli inglesi decidano di rimanere nell’unione doganale, mantenendo il più possibile di vincoli commerciali con la UE.

Secondo lo studio, commissionato dal dipartimento preposto a negoziare l’uscita dalla UE e pubblicato in seguito a una fuga di notizie sull’organismo media BuzzFeed, a soffrire di più saranno le regioni del Nord Est e delle Midlands occidentali (che ironicamente hanno votato nettamente per andarsene) e l’Irlanda del Nord, che verrebbe a ritrovarsi nuovamente con una dogana, dannosa per il commercio tra le due parti dell’isola ormai senza confini da quasi un ventennio. Tranne l’agricoltura, che dovrebbe cavarsela, tutti i settori ne risentirebbero e quelli più colpiti sarebbero alimentare e bevande, chimica, abbigliamento, auto e meccanica in genere. Il settore dei servizi finanziari rischierebbe grosso. Il rilancio degli scambi con altre aree del mondo aumenterebbe soltanto marginalmente i benefici economici: con gli USA aggiungerebbe 0,1% al pil e con il blocco asiatico (Cina, India, Sud Est Asia) un altro 0,4%.

La fuga di notizie ha mandato su tutte le furie i fautori della Brexit, che hanno minimizzato il rapporto, ritenuto ancora incompleto e altamente ipotetico. Lo studio mette in chiaro che le risultanze che emergono presumono che non emergano in futuro fattori imprevisti sia negativamente sia positivamente. Commissionato dal dipartimento che ha interesse a gestire la Brexit e non certo a ostacolarla, lo studio ha alimentato vieppiù la curiosità del pubblico. I laburisti all’opposizione hanno chiesto a gran voce di potere accedere e finalmente hanno vinto la battaglia quando il Governo May ha capito che, davanti alla possibilità di votare in materia, sarebbe stato battuto pesantemente. Il compromesso raggiunto permette ora ai singoli deputati di andare a consultarsi a turno una copia in un locale apposito. Il pubblico resta lasciato all’oscuro e avvolto nel mistero.

D’altronde, la battaglia sul tipo di Brexit che Londra è chiamata a proporre a partire da marzo con i rappresentanti della UE sta dilaniando i conservatori. Il partito di Governo, che dovrebbe mantenere una linea chiara e un fronte unito di fronte a Bruxelles, è in guerra tra i fautori di un’uscita morbida che prevede il mantenimento dell’Unione doganale e quelli del salto nel buio fuori dalla UE costi quel che costi. Questi ultimi hanno già dovuto concedere controvoglia un periodo di adattamento di un paio di anni post scadenza della Brexit (Marzo 2019) per evitare un impatto troppo brusco. L’idea di restare in un’unione doganale che permetterebbe si’ di beneficiare i vecchi vantaggi del mercato unico ma avrebbe come controparte umiliante quella di subire tutti i nuovi regolamenti senza più deciderli perché fuori dall’Unione, accieca di rabbia i fautori della Brexit puri e duri. Il Regno Unito finirebbe nelle condizioni della Norvegia o della Svizzera, subendo regolamenti o del Canada che ha le mani più libere ma è fuori da un accordo sui servizi che a Londra interessa tanto per salvaguardare la City.

Le contorsioni lessicali e i tentativi di ottenere la botte piena e la moglie ubriaca come vorrebbe Londra stanno mostrando la loro irrealtà. Il Governo e i conservatori moderati si stanno trovando dilaniati tra due forze alla fine uguali ossia i pro Brexit puri e duri e i Paesi UE come la Francia che non sono inclini a fare concessioni e a cui va benissimo che Londra esca con le ossa rotte da una mancata intesa o da una misera intesa. Intanto nell’opinione pubblica britannica, cresce il disagio e la sensazione che la Brexit sia stata una velleità nutrita da un odio irrazionale contro Bruxelles misto a una nostalgia anacronistica dell’Impero. Ancora ben lungi da portare a un’inversione di rotta nel Paese, ma un segnale ormai da non sottovalutare, che manifesta come sotto la superficie qualcosa inizia a cambiare seriamente.