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La copiosa emorragia del sistema sanitario britannico

Il sistema sanitario britannico, meglio noto come NHS, è in profonda crisi.  Una crisi che si è acuita negli ultimi anni e che sotto il periodo natalizio ha assunto contorni grotteschi, con immagini di pazienti stesi sulle lettighe nei corridoi degli ospedali o parcheggiati nelle ambulanze in attesa che nuovi letti si liberassero. Secondo gli ultimi dati, i pazienti rimasti bloccati nelle ambulanze per oltre 30 minuti in attesa di accettazione sono stati 17mila. Circa 100mila hanno atteso almeno 30 minuti. Il flagello dell’influenza, particolarmente acuta quest’anno, ha obbligato i medici a cancellare 55mila interventi operatori non urgenti per tenere liberi i letti per le emergenze. Il tasso di occupazione dei letti è stato del 95%, ben al di sopra del livello di guardia del 85%.

Queste poche cifre, che ricordano la situazione degli ospedali militari in tempo di guerra,  hanno sullo sfondo un preoccupante declino del personale ospedaliero che, sempre più sotto pressione, ha deciso di abbandonare una professione che si sta mostrando ormai ingrata, dati i bassi salari e un contesto di crescente stress per chi vi opera. La carenza di personale, riconosciuta dalle autorità come allarmante, rischia di innestare un pericoloso circolo vizioso. Il personale cala, e quello rimanente, sottoposto a crescente stress a fronte di basse retribuzioni, a propria volta molla il mazzo e lascia il campo. Il risultato è che, stando alle ultime statistiche, 33.000 infermieri, pari al 10% del totale della forza lavoro, hanno voltato le spalle al NHS lo scorso anno. E’ vero che circa 30mila sono stati assunti e dunque il saldo negativo è di poco più di 3mila. Ma questi aumentano le migliaia di posti vacanti. Inoltre, metà di quelli che hanno lasciato hanno meno di 40 anni di età e il 25% meno di 30 anni. Segno che i giovani dopo pochi anni di esperienza non riescono a sostenere un ritmo altamente stressante. Negli ultimi 3 anni, peraltro, circa 100mila infermieri hanno preso un mese di assenza malattia a causa del forte livello di stress e di sintomi di depressione. A ciò si aggiunga il netto calo dei dipendenti provenienti dai Paesi europei che, di fronte alle incertezze della Brexit, hanno ridotto fortemente le richieste d’assunzione  nel Regno Unito da un lato e dall’altro hanno deciso di lasciare il Paese. Le pressioni psicologiche della Brexit, unite al calo del 10% della sterlina sull’euro, stanno facendo sì che coloro che ricevono i salari più bassi (15mila sterline, pari a 17 mila euro lordi l’anno) ormai valutano che il gioco non valga più la candela.

In termini finanziari la crisi si trasforma in un’emorragia anche sui conti del sistema dato che da una riserva di 5,8 miliardi di sterline accantonate per investimenti, nel 2016-7 sono stati sottratti 1,8 miliardi per rifinanziare la macchina e metterla in pari. Il Segretario (ministro) alla Sanità, Jeremy Hunt, ha approntato una nuova riforma per rendere il sistema più efficiente con l’ingresso di operatori privati ma la riforma sta affrontando bordate di polemiche, non ultima la causa intentata da un gruppo di intellettuali e autorevoli personaggi capitanati dal famoso fisico Stephen Hawking, secondo cui la ricerca del profitto degli operatori privati porterebbe a ulteriori tagli nella qualità dei servizi e a un tracollo del sistema sanitario.

Un mastodonte di 1,4 milioni di dipendenti, forse il maggiore ente pubblico rimasto in Europa, continua dunque a sanguinare senza che si riesca ad arrestare l’emorragia. In questo clima di scoramento e rabbia il segretario (ministro) agli Esteri Boris Johnson, uno dei paladini della Brexit e sostenitore dello slogan secondo cui dopo la Brexit il NHS potrà ricevere 362 milioni la settimana di fondi risparmiati dai trasferimenti a Bruxelles, ieri ha rifatto i conti e guardando ai futuri contributi al  budget UE che non verranno più pagati, ha aggiornato al rialzo la cifra a 438 milioni di sterline. Un’affermazione quanto mai cinica in questo momento di emergenza dato che, cifre alla mano, tra contributi versati e trasferimenti ricevuti, oltre al famoso sconto negoziato dalla Thatcher sul bilancio UE i fondi di cui Londra potrà disporre sarebbero 160 milioni e ancora bisognerà vedere se potranno andare tutti al NHS. Questo soffre di ben altri problemi di struttura che anni e anni di Governi che si sono alternati al potere non sono riusciti a risolvere. Ironia della sorte, se di UE si può parlare, sono proprio i medici e gli infermieri europei che finora erano riusciti a puntellare il sistema sanitario britannico. La loro partenza/assenza renderà tutto più precario.  E il goffo tentativo del Governo di qualificare 5,000 persone su tre anni per riempire i posti mancanti sono una goccia nell’oceano e danno un’idea di quanta strada la Gran Bretagna ha da compiere per sostituire con personale britannico all’altezza della situazione i vuoti lasciati dagli immigrati.