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La recessione cambia i rapporti tra vecchiaia e gioventù

In  un commento apparso sul Financial Times di sabato, il 46 enne giornalista Jonathan Ford si domanda quanto il perseguimento ossessivo della gioventù, che è stato un tratto distintivo della politica britannica, abbia sul fondo una base logica. Ford, che conosco da vent'anni, da quando, giovanissimo, scriveva di finanza per The Evening Standard  nota infatti che, paradossalmente, in un momento di crisi come questa, in cui corrono paralleli con gli anni '30 se non il 1870, si è tornati a rincorrere persone di esperienza in cerca di pareri. Così, al di là del 71 enne Kenneth Clarke, ministro della Giustizia del Governo Cameron ma anche stagionato ex Cancelliere dello Scacchiere (forse uno dei migliori del dopoguerra) del Governo Major, i media rincorrono  famosi ex come l'81enne Shirley Williams fondatrice del partito socialdemocratico, o il 78enne Michael Heseltine, arci rivale conservatore di Margaret Thatcher, passando per una galleria di augusti personaggi estratti dalla naftalina. Ford scomoda addirittura Mosè, dicendo che davanti a flagelli come pestilenze e locuste, a ottant'anni aveva l'autorità e l'esperienza per affrontarli che viene con l'età. Tolta la Thatcher, che è giunta al Governo a 54 anni, ed escludendo i Governi precedenti, tutti i Governi e le opposizioni britanniche dal 1990 in poi, con l'eccezione di Gordon Brown, giunto all'appuntamento a 56  anni (divenne però Cancelliere dello Scacchiere a 46 anni), sono stati guidati da giovani. Gli uomini di punta della politica britannica sono andati al potere in tenera età: John Major a 47 anni, Tony Blair a 43, David Cameron a 44, Nick Clegg a 43, George Osborne addirittura a 38 e Ed Milliband, capo dell'opposizione, a 40 anni. Boris Johnson è stato eletto sindaco di Londra a 44 anni nel 2008. Il record lo detiene ancora William Hague, che divenne capo dell'opposizione conservatrice a 36 anni, dopo la sconfitta di Major nel 1997. Un modo di opporre carne fresca al sorridente e giovanile Blair, che entrava nella stanza dei bottoni. Un primato che fruttò a Hague il nomignolo "the phoetus", il feto, affibbiatogli dal ministro laburista dello Sport, il compianto Tony Banks. E' toccato peraltro al giovane cancelliere Osborne mettere in guardia gli inglesi che, per uscire dall'attuale crisi, ci vorranno almeno altri 6 anni. Ora di allora, Osborne non sarà forse più al potere e avrà comunque 44 anni.  Un mondo di sprinter in politica e finanza, passando per tutta una generazione di giovani di successo (nell'arte, sport e spettacolo) votati a trascinarci di progresso in progresso alla velocità della luce, sta insomma entrando in crisi.  Si torna a pensare al tempo circolare. Ai 7 anni di vacche grasse seguiti dai 7 anni di vacche magre. Un tempo lungo, più adatto a maratoneti del genere  Matusalemme e Noé. La mia generazione di baby boomer, coetanea di Blair, quella dei "giovani" che hanno fabbricato la Grande bolla dello scorso decennio, assiste ora all'arrivo di una nuova ondata di giovani che rischiano però di passare alla storia solo perchè tali. Politici inesperti come Cameron, Clegg e Miliband, saranno in grado di mandare avanti la baracca in un momento di crisi nera? Ford, loro coetaneo, esprime dei dubbi, dicendo che sono scialbi. Meglio allora il Governo Monti, fatto di ultrasessantenni? A mio parere i quarantenni di oggi appartengono alla generazione più sfavorita: quella che, nel giro di pochi anni, ha visto stravolgere le proprie aspettative di crescita e carriera: nell'arco di 48 mesi ha visto settecento anni di progresso ininterrotto dell'Occidente trasformarsi in inarrestabile declino . Chi oggi si troverà con le armi più affilate per combattere sono i ventenni che si affacciano senza illusioni sul mercato del lavoro. Sanno di vivere in tempi estremamente difficili con la prospettiva, per la prima volta dall'età della pietra, di stare peggio dei loro genitori. Saranno inevitabilmente temprati con un battesimo del fuoco, come è capitato con le guerre alle generazioni dei loro nonni e bisnonni a cui è andata peraltro assai peggio prima di andare molto meglio. Solo i loro padri, come il sottoscritto l'hanno schivata. Ma questi devono ora affrontare da vecchi  la grande crisi, senza le energie dei loro figli.