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Quando il superlusso fa naufragio

Yacht4
Che il mondo del lusso fosse in serie difficoltà a causa della recessione lo sapevamo. Quanto grave sia la crisi, al di là dei pessimi conti delle case di alta moda e di gioielleria è però difficile da quantificare. A darci un'idea di quanto sta succedendo, specie nelle alte sfere dei teramiliardari miracolati dalla bolla finanziaria ci ha pensato la rivista Financial News che ha fatto una breve e illuminante inchiesta nel mondo dei superyachts e degli aerei privati. Il risultato è un vero e proprio tracollo del settore, con magrissime possibilità di ripresa all'orizzonte.

I superyachts innanzitutto, quelli che per essere definiti tali devono superare la dimensione dei 30 metri di lunghezza, il minimo per contare nel rarefatto mondo degli happy few. Ebbene, dopo il crack finanziario del settembre del 2008, i super-ricchi in difficoltà hanno cercato faticosamente di disfarsene. Al punto che, solo tre mesi dopo, alla fine dello stesso anno, ben il 38% del parco dei 4.207 superyachts esistenti era già in vendita. I dati vengono da Camper & Nicholson, uno dei costruttori delle più belle barche a vela del pianeta. Lo stesso anno, peraltro, le vendite di superyachts sono crollate del 20%, con una netta accelerazione nell'anno in corso che è ancora difficile da quantificare. Per dare un'idea del crollo dei prezzi, la rivista cita la vicenda del Falcone Maltese, la barca a vela più cara del mondo, che il finanziaere americano Tom Perkins, ex re del capital venture, aveva messo in vendita per 115 milioni di euro nel marzo del 2008, alcuni mesi prima dello scoppio della crisi. Oggi, in offerta a 70 milioni, non ha ancora trovato un compratore. Secondo Camper & Nicholson il mondo dei "bauscia" dei sette mari si sta peraltro avviando rapidamente verso l'estinzione e la gente punta ora sempre più a noleggiare. Cio' considerando che i costi di manutenzione annui di uno yacht pesano per circa il 10% del suo valore..Quanto agli aerei privati, che fino allo scorso anno avevano la coda di compratori disposti a pagare cifre da capogiro per ottenere prelazioni all'acquisto, secondo Financial News ora la coda è rovescia, ossia di gente disposta a pagare penali pur di schiodarsi da contratti che rischiano di mandarli in rovina. A fuggire sono i privati, ma anche numerose aziende, i cui Ceo svolazzavano per i 4 continenti durante gli anni d'oro. Per raddrizzare i conti, le aziende hanno per prima cosa dato un colpo di scure alle flotte aziendali, il modo più facile e rapido per liberarsi dal superfluo..