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Quei media inglesi, così liberi e così aggressivi

Ukpress
Lo scandalo delle presunte intercettazioni telefoniche dei giornalisti di News of The World ai Vip inglesi è forse l'esempio estremo dello strapotere raggiunto dai media britannici. Uno strapotere unico al mondo e difficile da comprendere per chi non è dentro alla realtà del Paese. In sedici anni che ho vissuto in Gran Bretagna raramente ho letto articoli o visto servizi compiacenti o ossequiosi a un'istituzione, azienda o personaggio. La prima dote richiesta a un giornalista in Gran Bretagna è l'irriverenza. Nutrita da una continua diffidenza verso qualsiasi forma di potere. Le carriere si fanno peraltro "contro" il sistema e non essendo organici ad essi, come capita in molti altri paesi Italia compresa. E in questo senso quella dei giornalisti è una casta che si coopta e non deve le proprie carriere all'esterno, influenzate da interessi aziendali o politici. Ciò a cui si è assistito recentemente è però una forma di eccesso che rischia di costare cara alla reputazione di tutta una categoria che ormai in Gran Bretagna è diventata completamente autoreferente.

Come ha scritto recentemente Nicol degli Innocenti in un interessante articolo su Il Sole 24 Ore, va fatta innanzitutto una distinzione tra giornali broadsheet e tabloid. Questi ultimi, in declino di vendite, competono tra loro con colpi sempre più bassi per conquistare lettori sempre più distratti, bombardati dai mezzi multimediali. Da sempre i giornali popolari hanno a disposizione ricchi budget per pagare testimonianze o estrarre confessioni. E ciò porta spesso a processi in pubblico. Gli scoop sono a volte pompati, ma grazie al cielo in Gran Bretagna funziona il diritto di querela che può portare a condanne pecuniarie salatissime. In un Paese in cui il potere giudiziario non ha mai avuto la stessa libertà e l'iniziativa di quello italiano, anche perchè fino a poco tempo fa dipendente dal potere esecutivo, il ruolo svolto dai media come guardiani della democrazia è fondamentale. E ciò ha avuto recentemente conferma nella serie di scoop apparsi su The Daily Telegraph sui conti spese dei parlamentari britannici. Parlamentari conservatori compresi, a cui il grande quotidiano inglese è ideologicamente vicino. A riprova che lungo il Tamigi nei confronti del potere non esistono sconti per nessuno. A volte la stampa è faziosa, come è stato il caso del conservatore The Daily Mail nei confronti dell'ex sindaco paleosocialista Ken Livingstone, al punto che Ken il Rosso, come è chiamato, per un certo periodo aggiungeva con impotente stizza l'aggettivo "fascista" ogni volta che parlava del Mail e del controllato Evening Standard, giornale londinese della sera che del gruppo faceva parte. Se si ascolata la radio o si guarda la tv si nota una patetica rincorsa dei politici nel dare del "tu" a giornalisti implacabili che li mettono alla griglia. Ciò nel tentativo di captarne la benevolenza. A giudicare dai comportamenti del mondo dei media britannici, rovesciato rispetto a gran parte del resto del globo, America compresa, dove la stampa è più patriottica e meno irriverente, i giornalisti in Gran Bretagna dovrebbero essere le persone più potenti e temibili del Paese. Ciò in parte è vero, ma, altro paradosso, non si traduce in stipendi notevoli (un buon giornalista affermato e con vent'anni d'anzianità raramente guadagna più di 60-80mila euro l'anno lordi), in successive carriere in politica o commerciali. In quest'ultimo caso l'unico sbocco è quello delle pubbliche relazioni dove in cambio di uno stipendio un poco migliore l'ex giornalista piomba però nell'anonimato. La casta dunque è più sacerdotale, attenda a difendere una propria reputazione nella soddisfazione di esercitare un continuo contropotere. Il caso dei tabloid è però preoccupante. Giornali che vendono ancora milioni di copie e ormai che paiono sempre più decisi a inseguire il mondo delle celebrità, stanno causando a mio avviso un doppio danno. Da un lato, quotidianizzando quelli che sono i nostri rotocalchi italiani di gossip abbassano il livello culturale del Paese proponendo ormai a livelli di idolatria la vita di personaggi schiavi del successo che vivono spesso vite private profondamente infelici. In secondo luogo, i tabloid prendono in mano in modo diabolico l'agenda di queste persone, derubandole sempre più della loro vita privata in un terribile patto faustiano. I singoli cittadini, peraltro, per quanto ricchi e famosi, non hanno la protezione delle istituzioni di cui possono godere politici alti funzionari o accademici, e alla fine sono più vulnerabili. I tabloid  si nutrono di questa debolezza, creando sempre più un universo virtuale da amannire a lettori che a propria volta hanno pochi strumenti per esercitare il proprio giudizio. Non sono conquiste di cui la stampa in quanto categoria astratta può andare fiera.   

  • AndreasLou |

    “..si nota una patetica rincorsa dei politici nel dare del “tu” a giornalisti implacabili che li mettono alla griglia.”
    Ma gli inglesi non usano mai il “lei”, che si potrebbe persino considerare forma arcaica, no?
    ——————————————-
    vengono chiamati per nome ossia, per esempio, “you John” invece di “you Mr Smith”
    M.N.

  • Salcon |

    sono stradaccordo con tutto

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