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Marco Niada

Londra - Cosmopoli di Marco Niada

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Politica

15 gennaio 2012 - 19:40

Sorpresa: il danaro fa la felicità

David Cameron è un conservatore eccentrico, per certi versi "progressista" se mi passate il bisticcio di parole. Il premier britannico ha infatti difeso la natura pubblica del sistema sanitario nazionale, che gli ha curato in modo impeccabile un figlio severamente handicappato (Ivan, morto tre anni fa). Ha strenuamente promosso il volontariato come chiave di volta per riparare una società malata di assistenza statale e ridare senso di responsabilità individuale e spirito di solidarietà verso il prossimo. Forse però l'aspetto più originale, o strampalato, del suo pensiero, se ascoltiamo i detrattori della destra conservatrice, sta in una visione un poco hippy della vita, culminata nel commissionamento di uno studio, del costo di 2 milioni di sterline, per stabilire se il danaro faccia veramente la felicità. L'idea è di creare una serie di indicatori per valutare ciò che sta alla base del benessere di una nazione. L'idea non e' nuova: già nel 1972 l'allora re del Bhutan, il piccolo Stato Himalayano, diceva che il progresso dovrebbe essere misurato non dal Pil (prodotto interno lordo) ma dalla felicità, il Fil (felicità interna lorda). L'economista Richard Esterlin, che insegna alla Università della California del Sud , nel 1974 aveva elaborato una teoria secondo cui raggiunto un certo livello il reddito di un individuo non porta benessere addizionale. Nel 2010 un studio dell'Università di Princeton ha quantificato in modo preciso in 75mila dollari lordi l'anno la soglia oltre la quale, con l'aumentare del reddito, la soddisfazione individuale inizia a divergere, aumentando meno che proporzionalmente. Oltre i 100mila dollari lordi annui si arriverebbe a un punto di stallo per cui ogni dollaro addizionale non porterebbe alcuna felicità addizionale. Tutte queste cose le riporta The Sunday Times  che preannuncia peraltro l'arrivo di uno studio dell'Institute of Economic Affairs (IEA) in materia. Con dati alla mano relativi a 140 Paesi, il IEA giunge alla semplice conclusione che il benessere materiale è il miglior indicatore per misurare il livello generale di benessere e incoraggia il Governo a pensare a fare crescere il pil invece che lanciarsi in costose elucubrazioni. Secondo lo studio, un aumento del 20% del reddito, che sia a partire da 500 dollari o 50mila dollari, ha lo stesso effetto benefico sul livello di soddisfazione della gente. Va detto che il IEA e' un think tank di ispirazione liberista per cui dietro allo studio possiamo vedere un elegante attacco del pensiero conservatore classico contro il romanticismo di Cameron.  A mio avviso queste argomentazioni, per quanto interessanti, hanno poco di scientifico. Tanto vale allora basarsi sul buon senso e l'osservazione empirica. Per quanto mi riguarda noto che, al di là del livello di materialità di un individuo, che varia da persona a persona, è un fatto che tutti concordano nel ritenere che il danaro non è tutto e che a volte porta più disgrazie che gioie. Varrebbe però a questo punto la pena di ragionare "a contrario" e osservare quanta infelicità ha portato questa recessione, specie tra vecchi pensionati o giovani senza lavoro. Ansia, stress, perfino suicidi in netto aumento dappertutto. Conclusione tutta personale: se e' possibile che una crescita dei redditi oltre una certa soglia non rende ancor più felici è un fatto che una diminuzione dei redditi, da qualsiasi livello essa giunga, rende quasi certamente più infelici...

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1 giugno 2010 - 1:02

I rampolli dell'establishment tornano nella stanza dei bottoni

Eton-college  Dopo 13 anni di New Labour, i rampolli dell'establishment sono tornati nella sala comandi del Governo britannico. Una valanga di giovani che ha studiato nei migliori istituti privati e nelle migliori università è infatti arrivata nella stanza dei bottoni. Di tutti i college inglesi, il più prestigioso è Eton (nella foto)  il liceo privato che da 570 anni fabbrica Primi ministri, oltre ad accogliere membri della famiglia reale. Il primo ad aprire i giochi è stato, nel maggio del 2008, il nuovo sindaco di Londra, Boris Johnson, che a Eton ha studiato da liceale per poi fare l'Università al Balliol College di Oxford. Con le nuove elezioni, un nuovo illustre etoniano laureato a Oxford, David Cameron, si è aggiunto nella veste di Primo ministro. Cameron, che è peraltro lontanamente imparentato con la regina, non è il primo della serie, dal momento che, nella storia britannica, su 57 capi di Governo ben 19 sono provenuti da Eton.  Nel Governo Cameron, con carica di ministro, si aggiungono due altri etoniani di ferro: Sir George Young e Oliver Letwin. Se estendiamo il campo d'indagine da Eton agli altri due migliori licei privati del Paese, ossia Westminster e St Paul's, allora facciamo poker: il vicepremier e capo dei liberaldemocratici Nick Clegg ha infatti studiato a Westminster, come pure il suo collega e neo-ministro dell'ambiente Chris Huhne. Il neo-cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha fatto il liceo a St Paul's. Tutti, guarda caso, sono finiti all'università a Oxford o, nel caso di Clegg, a Cambridge. Forse, l'aspetto più interessante è che questa volta i college più esclusivi hanno dato vita a una strana coalizione di conservatori illuminati e liberali di sinistra che vogliono tentare un nuovo esperimento politico.

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5 gennaio 2010 - 0:32

2010, Cameron in vista

Cameron  Quando saranno le elezioni in Gran Bretagna? L'ultimo giorno possibile, secondo la costituzione non scritta del Paese, sarebbe il 3 giugno. Molto probabilmente saranno il 6 maggio. A meno che il premier Gordon Brown decida di premere sull'acceleratore e indirle a marzo, complice una timida ripresa dell'economia che potrebbe giocare in suo favore. Per non essere preso in contropiede, il leader conservatore, David Cameron, ha già sparato la prima salva d'avvio della campagna elettorale virtuale promettendo di mantenere intatti i fondi alla Sanità (Nhs) ma al contempo impegnandosi a tagliare il monumentale deficit di 178 miliardi di sterline scavato da Brown per salvare il sistema finanziario del Paese. I laburisti al Governo hanno subito contrattaccato, dicendo che i piani dei "tory" non sono credibili, dato che mancherebbero all'appello 34 miliardi di sterline per realizzarli. Ma, considerando che la popolarità di Brown è ai minimi quali sono le chance di Cameron di andare al Governo e quanto è credibile l'uomo che vuole ridare potere ai conservatori?

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7 novembre 2009 - 16:10

Afghanistan: poco, tardi, male e ipocritamente

Karzai2 Frequento l'Afghanistan dal 1975, quando vi andai con una jeep usata assieme a un amico e lo girai in lungo e in largo per 2 mesi. Ci torno ogni anno dal 2004 per seguire la costruzione di scuole nella provincia di Bamyian, nella valle dei Buddha, che finanzio con un gruppo di amici. Ogni anno vedo afghani, parlo con gente del Governo Karzai e con esponenti delle organizzazioni internazionali. Non sono un grande esperto ma mi sono fatto un'idea sufficiente per capire che, se ci fosse un manuale per spiegare cosa l'Occidente non doveva fare, esso ha fatto. E quanto Obama stia insistendo su questa china, pur nutrito dalle migliori intenzioni. Forse l'unica guerra giusta dal dopoguerra, assieme all'intervento contro la Serbia di Milosevic, si sta trasformando in una trappola mortale, una pena del contrappasso per un Occidente già in crisi con se stesso dopo lo scoppio della bolla finanziaria. Che cosa, insomma, non si doveva fare?

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25 ottobre 2009 - 0:00

Tollerare l'intolleranza? Questo è il problema

Griffin La decisione di Mark Thompson, direttore generale della BBC, di permettere a Nick Griffin (nella foto) di partecipare a Question Time, il programma politico di maggiore successo in Gran Bretagna, ha scatenato il putiferio. Griffin è infatti il leader del Bnp (British National Front), partito di estrema destra dichiaratamente razzista che promuove la purezza della razza britannica, vuole severe limitazioni agli stranieri ed è dichiaratamente islamofobico. Finora il Paese della tolleranza per definizione e culla della democrazia moderna aveva tenuto Griffin ai margini della società. Thomson però ha deciso di aprire la porta a Griffin con la giustificazione che un partito che raccoglie 900mila voti e ha due deputati al Parlamento europeo non può essere tenuto in anticamera indefinitamente, bensì deve essere in grado di esprimere le proprie opinioni pubblicamente e, semmai, affrontato sulla pubblica piazza.

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21 settembre 2009 - 22:51

La sfida di Obama di europeizzare l'America

Obama Per quanto malconcia, l'America che Obama ha ereditato non è in declino terminale. Lo scorso anno l'economia Usa pesava in proporzione sul resto del pianeta allo stesso modo di 20 anni prima. Obama dispone al Congresso dei voti necessari per fare passare tutte le leggi che vuole. Continua a mantenere un programma "rivoluzionario" in materia di politica interna sia sul fronte della Sanità sia dell'Ambiente e, quanto più importante, è riuscito a tamponare la peggiore crisi economica dal dopoguerra. Ora però viene il difficile: fare uscire veramente gli Usa dalle secche della crisi con un modello sostenibile. Questo, negli esiti, somiglia tanto a quello "sociale" di Paesi europei come Germania e Francia. Nell'applicazione deve trovare un giusto equilibrio, per evitare che i detrattori di destra accrescano i consensi giocando la carta del "presidente socialista" che trova terreno fertile non solo tra i repubblicani ma anche tra i democratici-conservatori.

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20 settembre 2009 - 23:11

C'era una volta l'effetto serra....

Windmillaimages La crisi finanziaria ha avuto un effetto certo: quello di mettere in fondo alla lista delle priorità dei Governi il dossier del cambiamento climatico. Sul tema vi sarà tra 90 giorni un vertice a Copenhagen, ma se ne parla poco o nulla. Eppure, se è vero che la crisi, deprimendo l'economia mondiale, ha ridotto le emissioni in modo assai sensibile secondo quanto e' trapelato oggi da uno studio dell'Internatrional Energy Agency (Iea), essa non ha per nulla cambiato le priorità. L'argomento resta infatti di vitale importanza e all'annuale convegno anglo-Italiano di Pontignano, concluso nel week end, si è dato il giusto rilievo a un tema di vitale importanza per il futuro del pianeta. 

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27 luglio 2009 - 18:35

Il modello inglese è in profonda crisi di identità

Unionjack Ricordate le campagne referendarie di Mario Segni e Marco Pannella a favore del sistema uninominale all'inglese per uscire dalle paludi della partitocrazia che aveva paralizzato il nostro Paese in un marciscente centrismo senza dialettica? E il modello delle public companies che tante nostre menti auguste additavano ad esempio per uscire dall'angusto capitalismo familiare? E il metodo Brown di controllo del bilancio pubblico, segnalato come panacea per arginare il nostro prorompente deficit? E che dire del modello Fsa come esempio regolamentare per i mercati finanziari? Tutto acqua passata, tutto gettato nella pattumiera della storia dagli stessi inglesi. Che hanno perso la bussola al punto da avere messo da parte il proprio orgoglio e  discutere se "copiare" i cugini europei. 

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6 giugno 2009 - 15:48

1997-2009: from New Labour to Nude Labour

Browblair La rotta elettorale alle elezioni amministrative e alle europee. Un rimpasto di Governo riparatorio riuscito solo a metà, perchè non ha potuto imporre la propria volontà a molti colleghi riluttanti. La defezione e il rancore di vari ministri che hanno iniziato a cantargliele in faccia. Gordon Brown è sempre più alle corde. Non solo è incapace di esercitare il proprio potere ma è sempre più il custode di un edificio politico in pezzi. Dietro alle critiche personali al Premier britannico e al suo cattivo carattere, emerge sempre più chiara la fine di un progetto nato nel 1997 tra mille speranze e tradottosi oggi in una grande illusione di cui il suo fortunato predecessore, Tony Blair, ha altrettante responsabilità.

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10 maggio 2009 - 21:03

Democrazia e meschini controlli

Westminster Da circa un mese imperversa sui media inglesi lo scandalo dei conti spese dei parlamentari e dei membri del Governo. In vista di un atteso rendiconto in luglio le fughe di notizie sono ormai infinite, il martellamento è continuo, e ha avuto un'accelerazione da quando il quotidiano The Daily Telegraph ha messo le mani su una dettagliata lista di conti spese. Con spietata meticolosità i giornalisti ogni giorno elencano nuove voci, che sia lo smalto da donna per le unghie messo in conto distrattamente da un sottosegretario di Governo al conto delle pulizie della casa privata di Gordon Brown pagato stranamente al fratello Andrew passando dalle ristrutturazioni di case, che beneficiano di un sistema di generosi rimborsi, dato che spesso i parlamentari devono prendere a Londra una residenza lontana da quella del proprio collegio elettorale. Nulla di quanto è emerso finora è illegale. Quanto espongono i media è il comportamento meschino dei politici inglesi che approfittano della situazione quanto più possbibile a spese del contribuente. In tempi di recessione e' ovvio che l'indignazione dell'opinione pubblica sia più alta di quanto sarebbe stata in tempi di boom.

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