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Marco Niada

Londra - Cosmopoli di Marco Niada

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Economia

25 gennaio 2010 - 14:12

Chi difenderà i campioni nazionali inglesi?

Knightenglish La vittoriosa scalata della regina americana dei formaggi Kraft alla principessa inglese dei cioccolatini Cadbury ha avuto risvolti curiosi. Per mesi la società inglese ha opposto una strenua difesa, sostenuta da molti inglesi avvolti nella bandiera nazionale in soccorso di ciò che consideravano parte del patrimonio culturale del Paese. Solo una nuova offerta irresistibile ha convinto gli azionisti e travolto ogni resistenza. Ciò che ha reso la storia un poco ridicola è la decisione di tirare una linea del Piave, con tanto di interventi dello stesso ministro dell'Industria Peter Mandelson, su una società scarsamente strategica come un gruppo alimentare. E ciò dopo che decine di società inglesi in numerosi settori (auto, banche d'affari, broker, meccanica, farmaceutica, telecomunicazioni) sono passate sotto bandiere straniere negli ultimi vent'anni. Il motivo del nuovo sussulto d'orgoglio in zona Cesarini è semplice: Cadbury era diventata il simbolo del disagio di un Paese che inizia a domandarsi se non abbia spinto troppo lontano il proprio modello liberista. Un eccesso di apertura al mondo che oggi inizierebbe a costare caro. E i media ora paventano un'ondata di acquisizioni di società inglesi complice la sterlina debole. Le grida di allarme si fanno sempre più forti.

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6 dicembre 2009 - 13:43

La crisi d'identità del capitalismo senza capitali

Robinson_crusoe2 Quella che vedete qui accanto è un'illustrazione del famoso libro Robinson Crusoe di Daniel Defoe. Per molti, la storia del naufrago che per 28 anni sopravvive su un'isola deserta abitata da selvaggi in virtù della sua cultura, delle conoscenze tecniche che gli permettono di creare una micro-civiltà moderna è il primo vero manuale del perfetto capitalista. Un capitalista all'antica e con capitali, sostenuto dall'ottimismo dell'età dei lumi: terra, mercanzie stoccate per i periodi di carestia, coltivazioni razionali, piccoli commerci coi locali, armamenti per difendersi, piccole invenzioni, permettono a Robinson di cavarsela egregiamente. Defoe, che è stato uno dei più grandi cronisti della City nel XVIII secolo, è stato un illustre testimone della nascita del capitalismo primordiale, tramite accumulazione di surplus. Un poco quello che capita oggi nei Paesi emergenti come India e Cina, mentre l'Occidente si sta ancora leccando le ferite subite nel tremendo capitombolo seguito al Grande Balzo Finanziario. Un balzo alimentato da un decennio di ricorso sfrenato al debito che ha creato un capitalismo di carta, senza capitali.

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8 novembre 2009 - 21:13

Banchieri gaudenti e Governi incompetenti

Pig-snatching-bonuses-NU-WORKING475 Il primo visibile effetto dell'operazione di salvataggio delle banche occidentali a spese dei contribuenti è stato quello di tornare ad arricchire smodatamente numerosi banchieri. Non tutti, si badi bene: alcune banche semi statalizzate inglesi si trovano in quaresima. Altre banche europee, ancora in cattive acque, hanno vestito il cilicio, adottando piani di remunerazione contenuti. Ma alcune potenti banche di Wall Street come Goldman Sachs sprizzano salute da tutti i pori. Quest'anno Goldman, secondo un'inchiesta di The Sunday Times, si preparerebbe infatti a distribuire tra salari e bonus 20 miliardi di dollari, pari a quasi 700mila dollari per ognuno dei 30mila dipendenti. Lloyd Blankfein, presidente della regina delle banche d'affari di Wall Street, ha detto di non trovarci nulla di strano: ha ripagato con gli interessi il prestito di 10 miliardi di dollari ricevuto dal Governo americano all'inizio della crisi e ora è tornata a macinare profitti in virtù della propria abilità.

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11 ottobre 2009 - 19:03

Quando Finanza fa rima con Rinascimento

Cosimo.de.medici  Ormai il tiro al banchiere in quanto categoria sociale è diventato uno sport internazionale, anzi, olimpionico. Da una ridotta di islamici e cristiani oltranzisti che condannano l'interesse come pratica peccaminosa, si è esteso con vigore ai Governi occidentali, in primis quelli che per anni hanno idolatrato e sostenuto i finanzieri. L'abitudine si è peraltro estesa tra gli stessi banchieri, che si sono divisi in buoni e cattivi. I primi che ammettono gli abusi di questi ultimi anni e si cospargono il capo di cenere e invocano riforme e gli ultimi che ostinatamente continuano a tirare dritto seguendo la strada maestra del Dio profitto, additati al ludibrio delle masse. A questo punto vale la pena ricordare che fu grazie alla finanza che il Rinascimento vide la luce in Italia per poi dilagare nel resto d'Occidente. E ciò in virtù dei Medici, famiglia di banchieri fiorentini (nella foto un ritratto di Cosimo). Grandi dinastie di finanzieri, come i Rothschild o i Warburg, per guardare a tempi più recenti, sono stati mecenati delle arti. E, paradossalmente,la grande bolla del 2004-2008 ha fatto del mercato dell'arte di Londra per un breve periodo il più fiorente del mondo, beneficiando giovani artisti squattrinati. L'economia agraria o quella socialista pianificata o un'economia industriale pura badano alla propria conservazione con l'autofinanziamento e non hanno tempo per sperperare danaro in stranezze come arte o letteratura. I banchieri hanno spesso investito il surplus di capitali in oggetti e creazioni dando loro un valore. Questa crisi ha creato una grande confusione, mescolando cause ed effetti. E' stato infatti l'abuso e non l'uso della finanza con presa eccessiva di rischi collettivi e bassi rischi personali a portarci a un soffio dalla catastrofe.  

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15 settembre 2009 - 11:07

Arriva la ripresa. E adesso? Torna tutto come prima?

Cornucopia Stiamo uscendo dalla recessione. E' un fatto innegabile. Non è ancora chiaro se sarà un'uscita netta o a sobbalzi, con un'altra scivolata il prossimo anno dopo un rimbalzo nella seconda metà di quello attuale. E' certo che il prezzo pagato è un enorme quantità di debito emesso dai Governi che ha fatto da ammortizzatore sociale per evitare disoccupazione di massa. Era una strada obbligata. Oggi il grande dibattito è su come avverranno i tagli alle spese negli anni futuri per ridurre i debiti presenti. Ma ciò che più interessa sapere è: il prezzo pagato serve per uscire dalla crisi con un nuovo modello economico più sostenibile o torna tutto come prima, agli anni del Corno dell'abbondanza?

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31 agosto 2009 - 12:17

City o non City? Questo è il problema

Turner2 Che la City abbia un'importanza cruciale per il successo dell'economia britannica è cosa nota. Che l'importanza sia eccessiva è da tempo argomento di dibattito. Nessuno avrebbe però potuto immaginare che a schierarsi in favore di una potatura delle sue attività "in eccesso" fosse lo stesso Lord Turner, presidente della Fsa, ente regolamentare dei mercati finanziari britannici. Secondo Turner la City è "gonfia" di attività superflue e ha bisogno di una dieta che la riporti con i piedi per terra, ridandole una giusta proporzione nell'economia del Paese. Che fare? Secondo Turner per scoraggiare la presa di rischi eccessivi vanno imposti a banche e finanziarie requisiti di capitale più alti. Se ciò non bastasse, ha detto candidamente di non scandalizzarsi se si dovesse introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie. La dichiarazione ha fatto scalpore e attratto gli strali di banche e operatori che hanno subito soprannominato Turner con il nomignolo di Adair il Rosso.

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15 agosto 2009 - 21:20

E' arrivata la ripresa drogata?

Droga Come la morfina all'uscita dalla sala operatoria per evitare al paziente lancinanti dolori, così montagne di debito emesse dai Governi occidentali per salvare il sitema finanziario hanno dato un senso di falso benessere a un sistema economico in grave crisi. Come ricordava recentemente l'economista finanziario George Magnus, uno dei pochi che hanno visto arrivare il crack bancario, le crisi vengono e poi vanno e spesso la gente si fascia ancora la testa mentre la ripresa è cominciata. Ma, rileva, questa ripresa che inizia a fare capolino, a differenza di quelle trascorse, si trova con un'eredità negativa certa: il gigantesco rimorchio di debiti che ci dovremo tirare dietro per i prossimi anni. 

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15 luglio 2009 - 17:33

Del confronto tra capitalismo "privativo" e capitalismo "collettivo"

Subprime La definizione è un poco schematica e provocatoria ma rende forse bene il dilemma di fronte a cui siamo. In questa crisi il capitalismo privato con la P maiuscola si è preso una rivincita su quello collettivo delle public company. Dopo anni di critiche contro la mancanza di trasparenza del capitalismo europeo continentale, quello anglosassone è oggi alle corde e in forte imbarazzo nel difendere il proprio modello. Gli abusi nella Governance, specie nelle banche, le folli retribuzioni che i top manager si sono versati a fronte di rischi insostenibili, hanno messo alla gogna un intero modo di operare. Eppure, sul fondo, il dilemma rimane: meglio un capitalismo chiuso, di stampo o ispirazione famigliare o amicale, con un chiaro gruppo di controllo che rischia di penalizzare le minoranze o meglio un capitalismo generoso aperto a tutti, in cui c'è però il serio rischio che i controlli si allentino al punto che i top manager non rispondono più a nessuno del proprio operato?

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17 giugno 2009 - 23:41

E' arrivato il rimbalzo all'inglese

Browndarling Ma è vero che l'economia britannica sta già ripartendo? Gli economisti hanno intravisto un rimbalzo. Il fondo sarebbe ormai stato toccato. Le stime medie hanno corretto in meglio il calo dell'economia previsto quest'anno dal -3,9% inizialmente pronosticato al -3,5%, in linea con le previsioni del Tesoro. Un Paradiso rispetto alle ultime previsioni dell'Ocse del -5,3% sull'Italia o del -6% della Germania. Forse il cancelliere Alastair Darling aveva ragione quando si diceva fiducioso di potere arginare la recessione. Forse la terapia di Brown di gonfiare l'economia con gli estrogeni del debito inizia a fare effetto. Ma sarà vero? Ed è la Gran Bretagna messa tanto meglio di altri Paesi europei? Mah...

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26 aprile 2009 - 20:48

Troppe tasse in vista e ora Londra inizia a ribellarsi

Johnsoncameron La montagna di debiti da ripagare che emerge dall'ultimo budget, significa sostanzialmente due cose: aumento delle tasse e tagli alle spese in vista per gli inglesi. Sulle tasse, il cancelliere Alastair Darling ha messo in chiaro che a partire dal prossimo anno fiscale 2010/11 l'aliquota massima individuale salirà dal 40% al 50% per i redditi superiori alle 150mila sterline lorde annue. Il che si tradurrà, se sommiamo la previdenza sociale versata da lavoratori dipendenti e autonomi, in un'aliquota che potrebbe arrivare fino al 61%. La prospettiva ha già messo fortemente in agitazione la City di Londra e lo stesso sindaco Boris Johnson (a sinistra nella foto con il leader conservatore David Cameron).

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