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Marco Niada

Londra - Cosmopoli di Marco Niada

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Cosmopoli

4 dicembre 2011 - 14:07

La recessione cambia i rapporti tra vecchiaia e gioventù

In  un commento apparso sul Financial Times di sabato, il 46 enne giornalista Jonathan Ford si domanda quanto il perseguimento ossessivo della gioventù, che è stato un tratto distintivo della politica britannica, abbia sul fondo una base logica. Ford, che conosco da vent'anni, da quando, giovanissimo, scriveva di finanza per The Evening Standard  nota infatti che, paradossalmente, in un momento di crisi come questa, in cui corrono paralleli con gli anni '30 se non il 1870, si è tornati a rincorrere persone di esperienza in cerca di pareri. Così, al di là del 71 enne Kenneth Clarke, ministro della Giustizia del Governo Cameron ma anche stagionato ex Cancelliere dello Scacchiere (forse uno dei migliori del dopoguerra) del Governo Major, i media rincorrono  famosi ex come l'81enne Shirley Williams fondatrice del partito socialdemocratico, o il 78enne Michael Heseltine, arci rivale conservatore di Margaret Thatcher, passando per una galleria di augusti personaggi estratti dalla naftalina. Ford scomoda addirittura Mosè, dicendo che davanti a flagelli come pestilenze e locuste, a ottant'anni aveva l'autorità e l'esperienza per affrontarli che viene con l'età. Tolta la Thatcher, che è giunta al Governo a 54 anni, ed escludendo i Governi precedenti, tutti i Governi e le opposizioni britanniche dal 1990 in poi, con l'eccezione di Gordon Brown, giunto all'appuntamento a 56  anni (divenne però Cancelliere dello Scacchiere a 46 anni), sono stati guidati da giovani. Gli uomini di punta della politica britannica sono andati al potere in tenera età: John Major a 47 anni, Tony Blair a 43, David Cameron a 44, Nick Clegg a 43, George Osborne addirittura a 38 e Ed Milliband, capo dell'opposizione, a 40 anni. Boris Johnson è stato eletto sindaco di Londra a 44 anni nel 2008. Il record lo detiene ancora William Hague, che divenne capo dell'opposizione conservatrice a 36 anni, dopo la sconfitta di Major nel 1997. Un modo di opporre carne fresca al sorridente e giovanile Blair, che entrava nella stanza dei bottoni. Un primato che fruttò a Hague il nomignolo "the phoetus", il feto, affibbiatogli dal ministro laburista dello Sport, il compianto Tony Banks. E' toccato peraltro al giovane cancelliere Osborne mettere in guardia gli inglesi che, per uscire dall'attuale crisi, ci vorranno almeno altri 6 anni. Ora di allora, Osborne non sarà forse più al potere e avrà comunque 44 anni.  Un mondo di sprinter in politica e finanza, passando per tutta una generazione di giovani di successo (nell'arte, sport e spettacolo) votati a trascinarci di progresso in progresso alla velocità della luce, sta insomma entrando in crisi.  Si torna a pensare al tempo circolare. Ai 7 anni di vacche grasse seguiti dai 7 anni di vacche magre. Un tempo lungo, più adatto a maratoneti del genere  Matusalemme e Noé. La mia generazione di baby boomer, coetanea di Blair, quella dei "giovani" che hanno fabbricato la Grande bolla dello scorso decennio, assiste ora all'arrivo di una nuova ondata di giovani che rischiano però di passare alla storia solo perchè tali. Politici inesperti come Cameron, Clegg e Miliband, saranno in grado di mandare avanti la baracca in un momento di crisi nera? Ford, loro coetaneo, esprime dei dubbi, dicendo che sono scialbi. Meglio allora il Governo Monti, fatto di ultrasessantenni? A mio parere i quarantenni di oggi appartengono alla generazione più sfavorita: quella che, nel giro di pochi anni, ha visto stravolgere le proprie aspettative di crescita e carriera: nell'arco di 48 mesi ha visto settecento anni di progresso ininterrotto dell'Occidente trasformarsi in inarrestabile declino . Chi oggi si troverà con le armi più affilate per combattere sono i ventenni che si affacciano senza illusioni sul mercato del lavoro. Sanno di vivere in tempi estremamente difficili con la prospettiva, per la prima volta dall'età della pietra, di stare peggio dei loro genitori. Saranno inevitabilmente temprati con un battesimo del fuoco, come è capitato con le guerre alle generazioni dei loro nonni e bisnonni a cui è andata peraltro assai peggio prima di andare molto meglio. Solo i loro padri, come il sottoscritto l'hanno schivata. Ma questi devono ora affrontare da vecchi  la grande crisi, senza le energie dei loro figli.      

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14 novembre 2009 - 14:05

Quando piangono i baroni del mattone

Per chi ha terra nel centro di Londra da secoli ed è abituato a vedere i capricci del mercato immobiliare come piccole oscillazioni sul grande sismografo della storia, può essere poca cosa. E' un fatto però che questa recessione ha morso nella carne viva anche i grandi baroni del mattone, quelli che controllano 250 ettari di prime location nel cuore della capitale.

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27 ottobre 2009 - 23:36

Fatti e misfatti della free press londinese

La cosiddetta free press, ossia la stampa gratuita che viene distribuita per strada o nella metropolitana, nata a Londra ed emulata in molti Paesi europei, è in pessime acque. Dopo il London Paper, giornale gratuito del pomeriggio che fa capo a News International del gruppo Murdoch, è stato il turno del London Lite di decidere di chiudere i battenti.

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6 agosto 2009 - 23:03

Febbre suina? No, assenteismo

Una nuova epidemia sta colpendo gli inglesi al rientro delle vacanze: la potremmo chiamare febbre suina bis. Sono affetti tutti coloro che ritardano il rientro dal lavoro a causa della terribile epidemia.

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19 aprile 2009 - 14:06

Gli italiani all'assalto del mattone londinese

Dall'inizio dell'anno, complice la sterlina debole o l'euro forte, a seconda di come la si voglia guardare, gli italiani sono andati all'assalto di case e appartamenti nella capitale. Hanno fatto bene? Per certi versi sì, anche se prima della fine dell'anno sarà difficile valutare quando e se  il mercato avrà toccato il fondo.

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13 aprile 2009 - 21:25

E' scoppiata anche la bolla culinaria

I grandi chef londinesi, che erano assurti allo stato di semi-divinità, con rutilanti programmi televisivi e conti astronomici, presentati a una clientela che non badava a spese, iniziano a patire duramente la recessione.

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29 marzo 2009 - 21:51

I giornali locali in crisi nera

Se la free press gode di buona salute altrettanto non si può dire dei giornali locali. A Londra Metro e London Lite continuano ad andare a gonfie vele ma The Evening Standard, giornale della sera a pagamento della capitale è passato di mano dal gruppo Daily Mail (che pubblica anche Metro) all'oligarca russo Alexander Lebedev nella speranza di un rilancio. Ma in giro per il Paese non tutti hanno la stessa fortuna di incontrare un principe azzurro che li tragga d'impaccio.

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5 febbraio 2009 - 21:39

Una nevicata come un bombardamento

Finalmente gli effetti della "grande nevicata" su Londra si sono esauriti oggi con un bell'acquazzone che ha sciolto il ghiaccio residuo. Per due giorni, il 2 e il 3 febbraio, 30cm di neve hanno virtualmente paralizzato la capitale con gran parte delle linee ferroviarie, del metro e delle scuole chiuse. Maniaci della quantiìficazione e della statistica, gli inglesi hanno iniziato a fare due conti sui "danni" di quella che è stata la più grande caduta di neve da 18 anni.  Una jattura, secondo alcuni, che si è sommata alla recessione in corso.

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25 gennaio 2009 - 19:34

La recessione riempie i teatri della capitale

Il teatro: ecco uno dei punti di forza di Londra che nessuna recessione pare insidiare. Nel 2008, anno cataclismico per la finanza mondiale e per la City in particolare la gente è corsa in massa a godersi gli spettacoli in cartellone nel West-end della capitale.

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23 novembre 2008 - 19:35

Divorzi dorati e anacronistici

Uno degli "effetti inerzia" della crisi che viviamo è che i giornali tabloid e i ritocalchi continuano imperterriti a scrivere storie di celebrity occupate a gestire i propri miliardi come se nulla fosse cambiato. Nei tempi buoni ciò creava un effetto curiosità da parte della gente che, in miniatura, era tentata di imitarne i modelli. Ma ora il rischio è che ciò crei solo rabbia. Valgano le due ultime storie dei divorzi di Madonna da Guy Ritchie e del patron di Formula 1, Bernie Ecclestone, dalla moglie Slavica.

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