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La legge del coltello si fa largo per le vie di Londra

Il picco è stato raggiunto venerdì 6 aprile, con 5 gravi incidenti separati in zone diverse della capitale, durante i quali 9 persone sono rimaste ferite in 7 accoltellamenti e una sparatoria. Già marzo è stato il peggiore da dieci anni a questa parte in quanto a violenza per le strade. Aprile, da come è partito promette peggio. Che succede a Londra? Siamo di fronte a un’epidemia di violenza? E’ vero come dicono alcuni che sta diventando peggio alla New York degli anni ’90?

La risposta, va subito detto, è un no perentorio.  Le due città si equivalgono come abitanti peraltro, con circa 8,5 milioni, e i paralleli possono essere fatti. Ebbene, nel 1990, anno nefasto per la Grande Mela, morirono di morte violenta causata da atti omicidi ben 2245 persone. A Londra, lo scorso anno, i morti ammazzati sono stati 130, meno di metà dei 292 morti di un anno relativamente tranquillo a New York. Come hanno ripetuto in questi giorni sia il sindaco di Londra Sadiq Khan, sia il capo della polizia metropolitana, Cressida Dick, Londra resta una delle grandi città più sicure del pianeta. E allora, come mai  tanta agitazione? La solita isteria dei media?

La verità sta nel mezzo. Se infatti Londra resta una delle grandi città più sicure del mondo, è altrettanto indiscutibile che negli ultimi mesi c’è stata un’escalation di violenza. E, nel nostro caso, data fortunatamente la scarsità di armi da fuoco in circolazione per la capitale, contrariamente agli americani dalla pistola facile, l’arma principale dei delitti è stata il coltello. Facilmente reperibili, i coltelli circolano sempre più tra le mani delle gang giovanili che sono coinvolte nello spaccio di droghe e in lotte per il controllo del territorio. Secondo la responsabile della polizia londinese, oltre alla droga e alla delinquenza (furti, aggressioni gratuite per marcare il territorio) l’utilizzo dei social media sta diventando certamente un fattore aggiuntivo, dal momento che questi avrebbero un effetto moltiplicatore e accelerante sugli alterchi tra gang,  che si esibiscono davanti a un pubblico virtuale assai maggiore di quanto può essere reperito per strada. Le reputazioni si fanno e si disfano in grandi arene, creando forti sensi di vergogna e più forti desideri di vendetta.

C’è poi un altro elemento, più terra a terra e “classico”, se così si può dire, ossia il fatto che i disinvestimenti dei Governi conservatori sulla polizia si sono fatti sentire. Le ronde di polizia per le strade sono in effetti diminuite. Inoltre, a causa delle lamentele passate delle minoranze etniche che venivano regolarmente prese di mira dai poliziotti nelle perquisizioni, le cosiddette operazioni di stop and search sono state ridotte, alimentando il senso di impunità in chi gira armato per le strade.

Infine, il tema più rilevante e difficile da affrontare riguarda l’aspetto sociale. Gli accoltellamenti avvengono infatti molto più frequentemente in certe zone della capitale, mentre altre sono assolutamente tranquille. Londra è divisa da un crimine che si manifesta a macchia di leopardo, secondo i codici postali. La povertà e l’ignoranza, con manifestazioni di violenza primordiale, da branco, avvengono infatti tra giovani disperati, senza prospettive, che sono frustrati dall’abisso che misurano tra la loro misera condizione e i messaggi di benessere e vite di celebrity che lanciano media e social network. La sottocultura della gang, con tutte le sue manifestazioni gerarchiche, crea un mondo conchiuso, entro il quale si può fare una carriera parallela. L’antidoto è educare a una vita migliore. Ma per farlo di vogliono investimenti da parte dello Stato. In passato ha funzionato. Pensiamo a Glasgow, che con poco più del 7% della popolazione di Londra, nel 2007 aveva registrato il picco di 63 morti ammazzati (come se Londra  ne avesse avuti 900). Da allora, la grande città scozzese ha ridotto drasticamente il numero di vittime con politiche di educazione per le fasce sociali più esposte e con l’offerta di concrete prospettive di lavoro. Forse non così semplice a farsi che a dirsi, ma certamente una soluzione. Londra, che dispone potenzialmente di maggiori risorse finanziarie della sorella del nord, deve applicare un modello che ha funzionato. Il precedente c’è.

  • Fiorenzo |

    Prima si fissano le coordinate del politicamente corretto : l’islamizzazione di Londra non si cita neanche , i confronti statistici si fanno scegliendo accuratamente tempi e situazioni eterogenee e di comodo, i dogmi dell’ovvio di maniera non si toccano , le armi buone sono una benedizione (fortuna che si sbudellano con i coltelli e non si sparano come a NY dove le armi da fuoco sparano ormai da sole). Il risultato sembra copiato dall’ufficio stampa di Khan.Proprio come avviene in Italia dove i reati “calano” i questori esultano ed è la gente che non capisce niente ad avere paura ad uscir di casa.

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