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Una Brexit poco promettente per le forze armate britanniche

Nell’iconografia degli entusiasti della Brexit, la Gran Bretagna, libera dalle catene della UE non potrà che rifiorire, proiettando nuovamente nel mondo la propria maestà. Uno dei recenti slogan di Boris Johnson, il segretario agli Esteri apologeta del divorzio dall’Europa è stato infatti < let the lion roar again >, facciamo ruggire nuovamente il leone.  Ma quanto fiato è rimasto in gola al vecchio felino inglese per fare sentire il suo ruggito? Quanto è potente ancora militarmente il Paese? Uno dei ragionamenti dei promotori della Brexit è che la Gran Bretagna resta una potenza militare e che il Paese rimane un elemento chiave all’interno della Nato, oltre che uno dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Anche se fuori dalla UE, economicamente e politicamente Londra resterebbe infatti un potente partner militare, indispensabile all’asse atlantico.

Ma è proprio vero? Dai tempi della guerra del Golfo e dell’invio in Iraq del corpo di spedizione britannico di 40mila soldati accanto ai 192mila soldati americani, molta acqua è passata sotto i ponti. Allora le forze armate britanniche contavano ancora circa 300mila uomini. Oggi il numero è dimezzato. A detta degli esperti, non solo l’esperimento in Iraq è irripetibile per mancanza di risorse, ma il Paese non è più in grado di fare fronte a due conflitti di medie dimensioni allo stesso tempo, perché le sue forze si troverebbero dilaniate dall’eccessivo impegno. Se è vero che il budget della difesa britannico di 48 miliardi di dollari è ancora il quinto al mondo, le prospettive sono purtroppo magre. Il Governo, che ha annunciato 178 miliardi di sterline (230 miliardi di dollari) di nuovi investimenti nella difesa nei prossimi 10 anni ha, come in un gioco delle tre tavolette, annunciato anche 20 miliardi di sterline (27 miliardi di dollari) di tagli nello stesso periodo, di cui 5 miliardi in tempi brevi. Il risultato finale è comunque che il budget complessivo calerà nel decennio da 480 a 450 miliardi di dollari, dunque rimpicciolirà.

I tagli hanno creato un mare di polemiche, con la discesa in campo di tutti gli esperi del settore. Sir Richard Barrons, ex capo di stato maggiore in pensione da 4 anni, ha messo in chiaro che il calo dei mezzi meccanizzati, la riduzione delle capacità anfibie e anti-sottomarine rischiano di < rendere le forze incapaci di qualsiasi contributo rilevante in un’operazione militare >. Secondo Barrons, anni di tagli < hanno portato le forze vicine al punto di rottura>. Invece di tagliare, per tenere a galla le forze, secondo Barrons, bisognerebbe aumentare il bilancio di almeno due miliardi di sterline l’anno.

Una situazione del genere è stata peraltro notata dagli americani, alleati storici degli inglesi, che Londra sbandiera a ogni pie’ sospinto come i partner anglosassoni con cui forma la chiave di volta della NATO. Il problema è che il pilastro inglese si sta rimpicciolendo, rendendosi sempre più fragile. Non a caso,  il generale americano Ben Hodges, ha recentemente dichiarato che il Regno Unito rischia di perdere il posto più importante al tavolo della NATO (come alleato di sostegno) < se le sue forze dovessero ridursi ulteriormente>.

Infine, l’ultimo spauracchio agitato in questi giorni dagli esperti viene da Est, dato che c’è il rischio che in tempi brevi un missile della Corea del Nord possa raggiungere tranquillamente Londra, senza che il Regno Unito, che è dotato di un arsenale nucleare sottomarino, possa reciprocare con efficacia. Non solo il Paese si rivelerebbe inutile in questo caso all’interno della NATO, ma addirittura incapace di badare a se stesso…

Conclusione: se la Brexit finisse male, causando danni all’economia britannica, c’è un serio rischio che il Paese diventi sempre più irrilevante anche sul piano militare (che comunque ha bisogno di fondi dall’economia) perdendo quello che era ritenuto il maggiore punto di forza dei britannici. L’errore di Londra di lasciare la UE in un momento di debolezza sia economica che militare, sarebbe imperdonabile in mancanza una strategia di riaggancio militare dalla sponda europea. D’altronde, è di questi mesi la decisione di tedeschi e francesi di dare più muscolo alla difesa europea, ferma restando la partecipazione alla NATO. Messa in comune di programmi, razionalizzazioni dei sistemi d’arma rischia di ridare vigore alla UE tagliando fuori gli inglesi in un momento in cui stanno perdendo forza contrattuale anche nei confronti degli americani. In altre parole, significa per i britannici cadere tra due sedie proprio quando il mondo sta diventando sempre più pericoloso e l’Occidente è chiamato a fare quadrato. Sara’ un tema di estremo interesse nei mesi a venire.