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Da Corbyn il socialista un messaggio ambiguo sull’Europa

E se il Labour di Corbyn andasse al Governo? Quale sarebbe l’impatto sulle trattative della Brexit e quale il destino degli oltre 3 milioni di europei che risiedono nel Regno Unito? La domanda non è peregrina, considerando da un lato la crescente popolarità del leader della sinistra, che ormai ha saldamente in mano il partito, e d’altro lato prendendo atto delle lacerazioni all’interno del Governo di Theresa May, che si sta mostrando molto più fragile di quanto si pensasse.

Alla conferenza del partito laburista oggi a Brighton, Corbyn non ha fatto ricorso a mezze misure. Il suo discorso, accolto da continui applausi, è stato trionfante, di chi si prepara a prendere le redini del potere: il partito è in ascesa, cresce la sua popolarità tra i giovani, i tories sono divisi e non sanno da che parte voltarsi, il loro modello economico è fallito con la crisi del 2008, la società è polarizzata, la politica di austerità ha messo con le spalle al muro le fasce più deboli. La stessa Brexit è negoziata in modo farraginoso, con il rischio che il Paese si trovi isolato internazionalmente, fuori dall’Europa e alla mercè del rampante protezionismo degli USA.

L’analisi in gran parte non fa una piega,  ma è nelle soluzioni che la formula laburista suscita molte perplessità. Prima di parlare delle cose negative, partiamo dall’unica sicuramente positiva, ossia la situazione dei 3,2 milioni di cittadini europei che vivono nel Regno Unito. A questi, Corbyn ha assicurato che, per quanto riguarda i laburisti, la loro situazione giuridica resta immutata rispetto al passato e che la loro permanenza è altamente benvenuta. Il leader laburista si è spinto ancora più in là, suscitando applausi incondizionati, quando ha detto che i Tory hanno scaricato sull’immigrazione le colpe del fallimento della loro amministrazione.  Tutte cose rassicuranti in principio, ma il diavolo sta nei dettagli: varranno queste assicurazioni anche per gli immigrati europei futuri? Quale sarà la politica d’immigrazione laburista a fronte dell’impegno dei Tory di piegare sensibilmente l’arrivo degli stranieri? Ricordiamo che al referendum del giugno 2016 un laburista su quattro ha votato per la Brexit nel timore di perdere posti di lavoro a vantaggio degli immigrati europei e che Corbyn non a caso ha mantenuto una posizione assai tiepida a favore del Remain. Vero, Corbyn ha detto di volere un periodo di transizione relativamente lungo dopo la data di avvio della Brexit per permettere all’industria del Paese di adattarsi e non ha escluso di voler restare associato sotto nuove forme al mercato comunitario.

A fronte di queste manifestazioni di tiepido europeismo, che dovrebbe un poco rallegrare gli animi europei, il prezzo di un Governo Corbyn rischia di essere particolarmente alto non solo per gli europei residenti nel Regno Unito che non hanno diritto di voto ma anche per il resto della UE, dato che il leader laburista più volte non ha fatto mistero di essere un socialista nel senso tradizionale. Un uomo che propone <un socialismo per il XXI secolo>. Peraltro, il suo Governo procederà a ri-nazionalizzare le ferrovie e le società dell’acqua potabile (il che costerà alle casse pubbliche), aumenterà gli stipendi dei dipendenti pubblici, cancellerà le rette universitarie, aumenterà le tasse sulle imprese,  porrà un tetto legale agli affitti, creerà banche che orientino il credito su base regionale per ridurre le disparità, tasserà il possesso della terra se questa non verrà messa a rendere e controllerà la speculazione edilizia. Infine seguirà da vicino la crescente robotizzazione dell’industria con la possibilità che le società che ne beneficeranno verseranno tasse a un fondo che servirà a riqualificare professionalmente quelli che perderanno il lavoro.

Tante di queste intenzioni sono nobili. Ma l’istinto laburista di tornare a spendere e a tassare in un momento in cui l’economia britannica rallenta e rischia di pagare un conto salato per il divorzio dalla UE, potrebbe costare al Regno Unito ancor più caro di quanto costerebbe sotto i conservatori. Lasciare un Europa considerata troppo socialdemocratica e burocratica dai conservatori per perseguire un modello più socialista sotto i laburisti senza che vi siano le risorse per farlo mentre aumentano i costi della Brexit non augura bene per il futuro. Non a caso, nei giorni scorsi, nel quartiere generale laburista si parlava di essere pronti a tenere alta la guardia nel caso il Labour finisse al Governo e i mercati internazionali iniziassero a scommettere pesantemente sul ribasso della sterlina. Uno scenario piuttosto  cupo rispetto al bel sol dell’avvenire….