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Il Regno Unito come Montecarlo?

Sembra una trovata dell’ultima ora, quella del cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond, ma in verità, l’idea di trasformare il Regno Unito in un gigantesco centro offshore sul genere di Montecarlo o Singapore, viene da lontano. I fatti innanzitutto: in un’intervista al giornale tedesco Welt am Sonntag, Hammond ha dichiarato che se Londra dovesse trovarsi in una situazione di isolamento al di fuori del mercato unico, (leggi: in mancanza di concessioni ottenute dai partner UE) potrebbe considerare di < cambiare il proprio modello economico > passando da quello di stampo sociale europeo continentale a uno più agile, con forti sgravi fiscali per attrarre capitali esteri. Aggiungendo di essere pronto a <fare tutto il possibile > per difendere l’interesse del Paese. Una minaccia, quella di trasformarsi in una nave pirata in agguato fuori dalle coste dell’Europa, pronta ad attrarre aziende e capitali dal sonnolento e rigido Continente?

Prima di indagare le eventuali conseguenze per la UE di questa < scelta > di modello economico britannico, conviene innanzitutto verificare se questo sia realizzabile sull’isola albionica. La risposta è un sonoro “no”.  Se guardiamo infatti a tutti i centri offshore di una certa rilevanza, hanno due caratteristiche assai simili: sono infatti piccoli o comunque poco abitati e socialmente coesi. Da Dubai a Montecarlo, passando per Singapore il Liechtenstein e la stessa Svizzera, che sta comunque gradualmente convergendo con il Continente UE, i Paesi in questione possono infatti permettersi una bassa tassazione perché in virtù della loro dimensione e livello di benessere non hanno bisogno di tenere imposte alte per finanziare onerosi progetti sanitari o di infrastruttura o di previdenza sociale. Inoltre, tutti questi Paesi hanno un grado di coesione sociale e di benessere assai elevato che fa sì che possano presentarsi in modo compatto verso l’esterno senza che l’apertura ai capitali esteri li destabilizzi socialmente.  Unica parziale eccezione la Svizzera, che con 8 milioni di abitanti si trova ad avere una popolazione socialmente variegata rispetto a Montecarlo Dubai o Liechtenstein i cui pochi abitanti vivono in una situazione privilegiata con un’assistenza sociale di prim’ordine. Ma, pure nelle differenze tra ricchi e i poveri, la Svizzera ha ancora una omogeneità di benessere elevata e virtualmente nessuno è socialmente tagliato fuori. Quanto a Dubai, i poveri cristi che si vedono in giro nei cantieri o nel settore alberghiero sono parte di una massa di mano d’opera straniera alienata che può essere espulsa dal Paese in qualsiasi momento. I cittadini arabi tra alti e bassi vivono tutti alla grande.

Veniamo al Regno Unito, dove la polarizzazione della ricchezza è elevatissima, il deficit di bilancio in aumento, la popolazione ormai sopra i 65 milioni di abitanti, con ampie fasce di povertà (a partire dalla capitale, nel modo più appariscente) e specialmente una scarsa o assente qualificazione professionale che finora veniva ovviata dalla immigrazione europea che riempiva ogni anfratto, dai banchieri agli scienziati ai medici passando per gli idraulici. Un’immigrazione che, pagando le tasse e chiedendo pochi benefits, ha finora finanziato in buona pare i servizi pubblici inglesi oltre ai contributi disoccupazione. Peraltro il Paese è afflitto da bassa produttività, con una manifattura ormai ridotta al lumicino che non beneficia dal calo della sterlina perché ha pochi prodotti da vendere e un settore dei servizi finanziari in contrazione continua dalla crisi del 2008. Riuscirà una politica di laissez faire e di generosità fiscale spinta a rilanciare il Paese, ammesso e concesso che i tanto declamati potenziali accordi commerciali su nuove basi con il resto del mondo si rivelino fecondi? Nella migliore delle ipotesi l’effetto più probabile sarà di arricchire nuovamente una piccola fascia della società che profitterebbe dai rapporti con l’estero ma non  certo potrà fare da locomotrice di benessere con il resto del Paese. Se il modello sociale si orientasse peraltro a maggiore liberismo e flessibilità, le classi svantaggiate rischierebbero di soffrire ancor più e la polarizzazione sociale si accentuerebbe. Ciò aumenterebbe il malcontento a livelli di guardia e questa volta il Governo non potrà più accusare la UE dell’acuirsi di vecchi problemi. Che sono in massima parte “fatti in casa”, causati da iveterate politiche sbagliate, in massima parte di stampo conservatore, (hanno governato per 22 degli ultimi 35 anni) che non hanno investito in infrastrutture e risorse umane per decenni. L’esatto opposto del modello tedesco.