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Marco Niada

Londra - Cosmopoli di Marco Niada

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giugno 2012

22 giugno 2012 - 20:12

Quando le celebrities non pagano le tasse

Tutto è nato pochi giorni fa da un articolo di The Times che ha crocifisso in prima pagina, con corredo di foto gigantesca, il famoso comico inglese Jimmy Carr, reo si avere eluso milioni di sterline in tasse. Eluso, si badi bene, non evaso. Carr infatti aveva approfittato di una delle tante scappatoie che permettono di minimizzare la pressione fiscale. Lo schema in questione, noto come K2, perfettamente legale, permette in alcuni casi di ridurre la pressione fino all'1%. Lo schema è assai complicato, ma in poche parole si avvale di un gioco di investimenti e prestiti che spesso sono fatti a società cinematografiche o musicali che godono di forti esenzioni fiscali. Con l'aiuto di passaggi alle isole Jersey che permettono di cambiare profilo fiscale. Anche qui niente d'illegale. Il solo schema K2 avrebbe permesso a varie celebrities, come alcuni membri del complesso Take That, di non pagare al fisco circa 168 milioni l'anno. Se tutto è legale perché tanto rumore? Il motivo è che in tempi grami come questi in cui la gente tira la cinghia, forme sofisticate di elusione utilizzate da gente più che benestante irritano l'opinione pubblica. Carr, imbarazzatissimo, per quanto abbia detto di non aver fatto nulla di male, ha chiesto subito scusa ai suoi fans, dicendo che non si avvarrà più del marchingegno che aveva utilizzato in buona fede su consiglio dei suoi consulenti. Per un comico che vive prendendo in giro le debolezze della gente o istituzioni è fondamentale non perdere la faccia. Dopo un paio di giorni di imbarazzo peraltro i politici hanno nasato il vento e lo stesso Cameron, irritando alcuni colleghi conservatori che ovviamente propugnano la bassa tassazione,  ha attaccato Carr personalmente in Parlamento, dicendo che quanto faceva era "moralmente sbagliato". Una lezione di morale ma non di stile, dato che il premier, invece di attaccare i singoli che si avvalgono dei benefici di una legge piena di falle dovrebbe cercare piuttosto cambiare la legge come ha sostenuto il capo dell'opposizione laburista Ed Miliband. Non è un caso che il fisco inglese si è già  messo alacremente all'opera per tamponare questa fonte di perdite per l'erario, cercando di abolire il K2. I vari schemi di elusione costerebbero in mancate entrate all'erario britannico circa 5 miliardi di sterline. Ma è difficile cancellarli perché legioni di contabili non dormono di notte per trovare nuove soluzioni per i propri clienti non appena si sbarra una strada. Quello che è certo è che questo tipo di notizie fanno fuoco e fiamme nei momenti di crisi economica. E la caccia ai capri espiatori, colpevoli o meno che siano, si fa intensa. Da alcuni giorni risulta che il fisco abbia messo nel mirino migliaia di medici e dentisti. Insomma, consoliamoci, noi che siamo pieni di evasori. In Gran Bretagna regnano gli elusori...

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17 giugno 2012 - 22:46

L'Eurozona, Italia in testa, dà l'assalto immobiliare a Londra

E' sempre stata una costante, anche se  ha avuto un andamento ondivago durante gli anni. Il mattone di Londra, immancabile presenza nel portafoglio dei ricconi di tutto il mondo, diventa ancor più ambito quando c'è puzza di pericolo. E non solo nel caso di dittatorelli del terzo mondo e delle loro corti che cercano di mettere in salvo il bottino, ma delle classi benestanti dei vari Paesi che possono permettersi di acquistare un appartamento. Corse voce che, quando Hong Kong passò alla Cina nel 1997, nel biennio immediatamente precedente, oltre 4mila abitazioni vennero comprate da ricchi cinesi, timorosi di vedersi espropiare i propri beni. Sta accadendo ora da oltre un anno ai cittadini dei Paesi periferici dell'Euro come Grecia, Spagna e Italia. I Greci si dice vadano e vengano con valigie di contanti da un paio d'anni. Peraltro la Grecia ha un problema grave di una classe dirigente di miliardari espatriati che vive da decenni offshore fra trading e noli marittimi e non si sogna di saldare il conto di un Paese che è fatto da classi medie indebitate, legate a lavori burocrtatici  parastatali o da piccoli operatori turistici. Gli Italiani benestanti, che al contrario hanno fabbriche e commerci in Italia dove risiedono, hanno approfittato della debolezza della sterlina nel 2009 per dare un primo attacco al mattone londinese. Ora sono tornati alla carica massicciamente, dopo un primo assaggio alla fine dello scorso anno e una quieta parentesi invernale e di inizio primavera. L'assalto è tale che, secondo The Sunday Times, che cita le statistiche della società immobiliare Knight & Frank, gli italiani sarebbero ora i primi compratori nel centro di Londra, ossia quell'area che comprende i quartieri di Kensington, Chelsea, Mayfair e Knightsbridge. Stando ai dati di Knight Frank, nel periodo gennaio-maggio di quest'anno, ben il 7,6% dei nuovi compratori sarebbe italiano. La più ampia fetta di mercato per una singola nazionalità. Un record rispetto al 4% messo a segno dai nostri connazionali in tutto il 2011 e, comunque, un picco superiore agli stessi russi, che l'anno scorso hanno contato per il 6,7% e il 4,8%  nei primi cinque mesi del 2012. 

Fin qui i dati immobiliari. Sul fondo, quello che appare sempre più evidente, è la crisi di sfiducia degli italiani nei confronti del loro Paese. Al punto che da qualche tempo si st avverando un' ondata di emigrazione delle classi alte verso l'Inghilterra. Professionisti, piccoli imprenditori in cerca di fortuna in un Paese che, va detto, sta fuori dall'euro, ma economicamente è messo altrettanto male dell'Italia e non é più la terra promessa di una volta. Come Mosè salvato dalle acque, molti pensano di mettere in salvo i propri figli in Inghilterra, perché non vedono un futuro in patria. Una storia su cui riflettere, dato che, in parte, è la stessa classe dirigente italiana che, non pagando tasse e indulgendo nella corruzione, scarso rispetto della legge, familismo, chiusura all'estero e scarsa meritocrazia  ha contribuito a peggiorare le sorti di un Paese da cui ora vuole fuggire. L'erba del vicino è sempre più verde dice il detto, ed è un fatto che Londra, con quasi 8 milioni di abitanti, un forte cosmopolitismo che permette molte opportunità, e un'economia ancora in espansione, ha le spalle sufficientemente larghe par sostenere nuovi venuti. Ma è ormai tempo di mettere in guardia che, anche nella vibrante Londra, ormai la barca è quasi piena e non c'è più lo spazio di una volta per i nuovi venuti. 

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4 giugno 2012 - 23:19

Un giubileo per giubilare Elisabetta

Il Giubileo di Diamante di Elisabetta resterà un evento irripetibile. Non tanto per le maestose celebrazioni, culminate nella pompa e la coreografia di questo Bucintoro sul Tamigi (malgrado il tempo fetido), con il battello dell'Ape Regina accompagnato da uno sciame di barche operaie. O il concerto rock a Buckingham Palace e il sorvolo finale degli aerei della RAF davanti a una folla commossa e festante. Sarà irripetibile per forza del destino. Facendo due rapidi conti, dubito infatti che i due successori al trono potranno raggiungere altrettanto prestigioso traguardo, che ha un precedente soltanto nella Regina Vittoria nel 1897. Se Carlo succedesse domani al trono lasciato vacante dalla mamma, celebrerebbe infatti il proprio Giubileo di Diamante alla tenera eta' di 123 anni, mentre lo stesso nipotino William, per quanto ancora ragazzo, si troverebbe già da ora condannato a celebrare il proprio record a 89 anni, tre anni dopo sua nonna oggi.

Elisabetta non pare voler mollare il mazzo e, su questo fronte, come abbiamo visto, divora i propri discendenti facendo terra bruciata e togliendo loro margini d'azione. Egoismo? Concorrenza ridicola di una vegliarda insaziabile di potere davanti a due eredi sempre più rassegnati a partire dal figlio Carlo? O intima consapevolezza che nessuno degli eredi arriverà mai a tanto ambito traguardo perchè l'istituzione stessa della monarchia batte ormai in testa, è destinata a finire e tanto vale chiudere in bellezza?  Dove potremo trovare un successore capace di tanto compassato professionismo come la Regina? Con un partner stoico al proprio fianco come Filippo che ha rischiato la pelle per starle vicino sotto la grlida pioggia? Quando mai potrà ricrearsi la magia di questa donna che ha stretto le mani a decine di capi di Stato, a personaggi storici che hano caratterizzato due secoli di storia? Una sovrana che regnato per 60 anni, testimone di cambiamenti epocali in veste di capo di Stato di ben 16 nazioni del celebrato Commonwealth? Crediamo davvero che Carlo o William, con le rispettive consorti, riusciranno a ripetere l'exploit? Elisabetta ha saputo interpretare il proprio ruolo talmente bene da essere ormai storia,  giubilando se stessa in un involucro metastorico e immateriale. Questo Giubileo infatti celebra ben oltre la persona di un'arzilla 86enne. Serve a costruire il primo monumento a una donna speciale. Una persona d'altri tempi, esempio di tenacia e resistenza, rappresentante una generazione che ha vissuto la Seconda guerra e ha ricostruito un Occidente dalle rovine. E che ora in tarda età si trova a presiederne il declino, da San Francisco ad Atene. Madre, nonna, e forse tra non molto bisnonna, se i nipotini si daranno da fare, Elisabetta e' stata nel bene e nel male la madrina di tutto l'Occidente. Mai come oggi il suo volto enigmatico e allo stesso tempo sereno sta come una Sfinge a guardia della porta che comunica tra un mondo che tramonta e uno che sta per venire.. 

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