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Marco Niada

Londra - Cosmopoli di Marco Niada

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febbraio 2012

26 febbraio 2012 - 19:25

Quel centro di Londra così ricco, poroso e impermeabile

Una bella domenica di fine inverno come quella di oggi, con la gente in giro in massa per strade e parchi della capitale permette interessanti osservazioni. Specialmente se l'osservatorio è Kensington Gardens, uno dei parchi situati in uno dei quartieri più benestanti di Londra  assieme a Regent's Park e il Royal Hospital di Chelsea. I parchi sono pubblici per definizione e sono frequentati da gente di ogni estrazione. La vicinanza al posto in cui uno risiede inevitabilmente riflette però gli abitanti dei dintorni. E, guardandosi in giro con attenzione e tendendo l'orecchio per quanto possibile, si scopre che Kensington Gardens, la parte occidentale di quello che passa con il nome generico di Hyde Park, è altamente cosmopolita e piena di benestanti europei. Francesi, italiani, spagnoli e scandinavi, con qualche spruzzata di russi e americani sono i frequentatori che hanno maggiormente colonizzato il verde pubblico. Dopo anni di esperienza posso dire con una certa sicurezza che non sono turisti di passaggio (hanno il cane, fanno jogging, portano i figli piccoli in giro o durante la settimana li trascinano con la divisa della scuola privata). I turisti è più facile incontrarli nella zona Est, verso Hyde Park Corner quando sconfinano dalle visite a Buckingham Palace o al prospicente Green Park, sito tra il Mall e Piccadilly. I nostri frequentatori sono assai benestanti, vivono in case dal valore compreso tra le 15 e le 30mila sterline al metro quadrato e lavorano a Londra perché, come si dice, sono in grado di offrire un valore aggiunto di cui gli inglesi hanno tanto bisogno per fare girare le ruote di questa società dell'informazione che ha leradici nella capitale. Non a caso, malgrado la crisi nera, che si tradurrà quest'anno in recessione e già ha inciso su posti di lavoro e prezzi immobiliari in tutto il Paese, il centro della capitale (quello compreso nella zona uno della metropolitana) continua a essere impermeabile a ogni acciacco: i prezzi delle case tengono, quando non continuano addirittura a salire, i ricchi e famosi continuano a guadagnare molto bene, anche se non nel modo sfacciato degli anni scorsi. Malgrado tutto, trovano che Londra e il suo centro in particolare, malgrado le tasse siano salite abbondantemente negli ultimi tre anni, è mille volte meglio che Ginevra, Singapore, Dubai o Montecarlo, dove ai vantaggi fiscali si abbina una noia di vivere mortale. Il paradosso è che da questo centro colonizzato da ricchi occidentali (oltre agli arabi, ammassati tra Mayfair e Park Lane che sbucano d'estate per sfuggire alla canicola di casa loro) mette gli inglesi all'angolo. O meglio, lascia spazio solo ai ricchi inglesi, se si escludono quelli che vivono nei blocchi di case popolari del centro. I veri inglesi delle classi medie e medio alte ormai stanno in campagna o presidiano quartieri all'estremo Ovest, come Chiswick, o  a Nord, come Hampstead, Finchley, Highate o Islington. Ma la Londra dove si trovano gli inglesi più purosangue è quella di Richmond, un quartiere semi-detached a cavallo tra città e campagna con il suo splendido parco. Laggiù, come in una riserva indiana, oltre il 90% della popolazione è composta da autoctoni, che risiedonoda generazioni lungo quell'ansa del Tamigi immortalata dal pittore Turner. Alcuni paiono ancora usciti dai romanzi di Jane Austen.  Anche se il quartiere ha vantato abitanti eccentrici e originali come il leggendario Mick Jagger..   

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6 febbraio 2012 - 23:36

Quando la neve londinese e' in salsa romana

Il caos provocato dalla nevicata romana, oltre a creare polemiche a non finire tra le istituzioni,  ha causato tra i cittadini dell'Urbe un certo senso di vergogna: "solo da noi qualche centimetro di neve riesce a causare tanto putiferio". Ebbene, fatte le dovute proporzioni, i romani possono consolarsi guardando all'altra grande citta imperiale europea: Londra. Quando nevica a Londra, infatti, la grande metropoli va in tilt, i treni tardano, la metroplitana si paralizza e i voli aerei vengono cancellati. Se poi capita una nevicata come quella di sabato sera, da 10 cm di spessore (una rarita', in un sol colpo, che capita forse ogni 10 anni) il traffico si ferma completamente. Quasi nessuna auto londinese e' infatti dotata di catene, l'andamento collinare della citta' mette in crisi gli autobus che iniziano a pattinare sui pendii e le polemiche fioccano puntuali. Sabato mattina, prima ancora che nevicasse, l'aeroporto di Heathrow per precauzione aveva gia' cancellato un terzo dei voli. Domenica mattina, a nevicata finita, alcune tratte ferroviarie contavano gia' alcune ore di ritardi e alcune linee della metropolitana erano state chiuse. Fortunatamente durante la giornata di domenica, a misura che la neve scioglieva rapidamente, la situazione si e' normalizzata e le polemiche si sono spente sul nascere. Poiche' quando si parla di tempo si ha sempre la memoria corta, pochi ricordano le furibonde polemiche del Natale 2011 quando Heathrow rimase chiuso per ben 3 giorni, cancellando migliaia di voli e creando disagi ai passeggeri per una settimana: "solo a noi londinesi puo' capitare una vergogna del genere" titolavano i giornali. Motivo di tanto sconquasso il fatto che, a differenza di Milano e Bologna, abituate al freddo e alle nevicate come molte citta' nordeuropee, Londra ha un clima invernale mite piu' simile a quello romano per effetto della corrente del Golfo. Dato che le grandi nevicate sono rare gli aeroporti (ma anche la citta') non investono in materiali. Non solo in spazzaneve, ma anche, semplicemente, in sale da spargere sulle strade. Nel 2011 i media inglesi avevano scatenato una campagna furibonda. Quest'anno erano pronti ad attaccare Heathrow nuovamente dicendo che non aveva imparato nulla dalle lezioni dello scorso anno. Ma come e' capitato ai cugini lungo il Tevere le autorita' lungo il Tamigi fanno cinicamente gli stessi conti: sanno che per un po' di neve ogni tanti anni conviene forse incassare insulti per qualche giorno perche non di dispone di mezzi adeguati piuttosto che affrontare l'ira dei contribuenti o inchieste giudiziarie per avere sperperato il danaro pubblico comprando mezzi che non vengono usati quasi mai.  

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