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Marco Niada

Londra - Cosmopoli di Marco Niada

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novembre 2011

27 novembre 2011 - 21:32

La vendetta delle Celebrity sui tabloid inglesi

Magra consolazione per i ricchi e famosi. Una sfilata di celebrità ha infatti potuto togliersi la soddisfazione di prendere a palle di fango i giornali tabloid durante le udienze dell'inchiesta del giudice Leveson. Questi sta cercando di stabilire le responsabilità dei tabloid in seguito allo scandalo di News of the World , testata del gruppo Murdoch chiusa in tutta fretta dopo che erano emerse responsabilità gravissime dei giornalisti che scavavano nella vita privata della gente.  La misura è stata colma quando sono stati resi pubblici atti di sciacallaggio da parte di detective privati assoldati dai giornalisti di NOW nel 2002 per rovistare nella segreteria telefonica di Milly Dowler, durante i giorni drammatici del rapimento della ragazzina, che venne poi uccisa. Un'ondata di indignazione ha danneggiato la reputazione dei Murdoch e al tempo stesso ha aperto interrogativi pesanti sulla categoria dei giornalisti di tabloid che, da quanto sta emergendo, hanno fatto delle intercettazioni sui telefonini il loro principale ferro del mestiere. Vittime preferite, le celebrità, che questi giorni sono sfilate in passerella in tribunale lamentando di avere avuto la vita privata distrutta: dagli attori Hugh Grant e Sienna Miller alla scrittrice J.K.Rowling, passando per il comico Steve Coogan e il re della Formula 1, Max Mosley.  Pubblicazione di imbarazzanti notizie riservate che solo gli interessati (e i loro telefoni) sapevano, assedi di paparazzi sotto casa, o mobbing durante gli spostamenti delle malcapitate celebrità. Il caso di Lady Diana, che ha pagato con la vita l'inseguimento in auto dei fotografi a Parigi, si è insomma ripetuto per anni in modo meno plateale ma perfidamente capillare. Le celebrità peraltro vivono sul filo del rasoio di un patto faustiano: hanno bisogno dei media perché parlino di loro ma allo stesso tempo non vorrebbero intrusi nella loro vita privata. Una schizofrenia insanabile. I giornalisti sono ossessionati dalle celebrità e servono lettori ossessionati dalle celebrità. Uno schema che vale anche per i malcapitati che d'un tratto diventano celebri in condizioni drammatiche. Questo meccanismo sempre più aggressivo è finito fuori controllo. Quale è l'equilibrio fra libertà di stampa e libertà individuale? E che interesse generale può avere la vita di un attore o di un commediante? Fino a che punto i media devono tenersi alla larga da persone coinvolte in scandali o terribili omicidi? A quali risarcimenti (come è capitato a Sienna Miller) ha diritto chi è oggetto di "abuso di attenzione" da parte di media ultragressivi? Al giudice Leveson toccherà dare la risposta. Sarà un giudizio che necessita le doti di Re Salomone, dato che spesso vittime e carnefici sono stati consenzienti.   

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22 novembre 2011 - 22:43

Il debito inglese non è più pubblica virtù

Per vent'anni il debito pubblico inglese è stato un modello di virtù per noi italiani, additati alla gogna dei cugini europei per avere sforato la fatidica soglia del 100% del pil. Gli inglesi restavano felicemente attorno al 40% fino a toccare all'inizio degli anni 2000 minimi del 36-37%, ancora in vigore nel 2007. Le famiglie inglesi erano però molto più indebitate di quelle italiane. Il debito privato inglese, a parti rovesciate rispetto a casa nostra, aveva superato negli anni 2000 la soglia del 100%, mentre quello italiano era attorno al 40%. Irrilevante, ci veniva detto da questa parte della Manica: il debito privato non è un problema perchè la gente rientra velocemente, mentre quello pubblico e' di natura politica, va negoziato con le parti sociali, decide il fato delle elezioni, dunque e' vischiosissimo. Ma la regola, per gli inglesi, vale solo In Italia, e non si applicherebbe a casa loro alla faccia delle regole dell'economia. Il Governo Cameron ha voluto infatti giocare al fenomeno, promettendo un rientro rapido dal colpo di testa del 2008-2010, triennio durante il quale il debito pubblico è schizzato al 65% per salvare le banche e i privati indebitati. David Cameron sperava di tornare dalla sbornia alla sobrietà entro il 2014-5. Ora il premier britannico ammette che il rientro prenderà più tempo, attorno al 2016-7. Ma a vedere dalle anticipazioni date dal Financial Times sulle proiezioni dell'OBR, l'ufficio indipendente che emette stime sul bilancio, dal 2012 al 2014 il debito è condannato a restare sopra il 70% per poi declinare assai lentamente. A conferma che una volta che sale, il debito pubblico rientra a grande fatica. I laburisti all'opposizione hanno avuto buon gioco a sbeffeggiare il Governo, che prometteva risultati sorprendenti con una politica di drastici tagli alle spese. dicendo che e' inevitabile che il rientro sia piu' lento perche' il Governo inevitabilmente sarà costretto a essere meno drastico. Ma Cameron imperterrito ha detto che se il rientro sta rallentando nomn e' perche' ha cambiato idea e ammorbidito i tagli, ma perché semplicemente la crisi è grave e ci vorrà più tempo perchè i tagli facciano effetto. Morale: dietro a tante contorsioni lessicali c'e' una verita' palese: la Gran Bretagna e' entrata ufficialmente nel club degli indebitati e non sappiamo quando ne uscira'.

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18 novembre 2011 - 10:04

Economia inglese: zero, via zero, via zero...

L'ultima triste ammissione è venuta dal Governatore della Banca d'Inghilterra, Mervyn King, che ha drasticamente ridotto le previsioni di crescita a 1% per quest'anno e il prossimo rispetto a 1,5% e 2,2% rispettivamente previste in precedenza. Il 29 Novembre l'OBR, Office for Budget Responsability l'istituzione indipendente che fa previsioni dovrà tegliare inevitabilmente a propria volta rispetto al roseo 2,5% previsto per il 2012. Secondo gli economisti la cifra più realistica di crescita per entrambi gli anni è un bel zero tondo tondo. La disoccupazione è salita intanto a 2,62 milioni con quella giovanile (16-24 anni) al peggio da 17 anni a 1,016 milioni. Sui giornali si leggono sempre più storie di giovani che continuano a sottoporre invano i propri curriculum a centinaia di aziende. Il capo della CBI, John Cridland, ha messo in chiaro che il cocktail di disoccupazione e crescita rasoterra rischia di essere micidiale per l'economia inglese. Primo effetto sarà peraltro quello di  dilazionare alle calende greche la riduzione del debito britannico che ormai pare stia diventando strutturale. In altre parole il rientro previsto da Cameron verso la normalità nel 2014-15 slitterà di alcuni anni. Con un rapporto salito dal 37% al 65% del debito con il pil dal 2008 a oggi, la Gran Bretagna è entrata di prepotenza nel club degli indebitati e non accenna a rassegnare le dimissioni. Con la differenza che il debito privato degli inglesi è al 100% del pil mentre quello Italiano è più prossimo al 40/50% a fronte di un debito pubblico al 120%. A parti invertite, i due Paesi stanno male entrambi, ma la virtuosità pubblica inglese è andata a frasi benedire. Dato che il Paese non è nell'euro, agli inglesi vengono risparmiate le ansie quotidiane sugli spread. Ma a soffrirne sarà la sterlina, che è già debole. Il che rischia di far imbarcare nuova inflazione a un Paese dove i prezzi già viaggiano al 5%  distruggendo spietatamente la ricchezza della gente. Secondo gli economisti la recessione/ristagno in atto potrebbe però alla lunga ridurre anche i prezzi. Attorno al 2%. Ma sarà una magra consolazione....

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10 novembre 2011 - 9:31

Italy: it's the politics, stupid!

Da una settimana l'Italia ha un rilievo esagerato e incessante sui media inglesi. Vivo in Inghilterra da 18 anni e credo che l'overdose delle ultime 100 ore ha superato la copertura cumulativa del nostro Paese dal lontano 1993. Sky, BBC, Bloomberg, CNBC e giornali d'ogni tendenza e fattura. Ogni mattino analisti ed economisti si alternano freneticamente a dire la loro in TV o sui siti online sulla catastrofe incombente, comparando gli spread, sparando a caratteri cubitali la cifra 1,9 trillion € (ossia il nostro debito pubblico) rilevando che il Paese non cresce e che rischia di tirare in un gorgo l'Europa e l'intera economia mondiale. Siamo insomma dannosissimi e non solo a noi stessi. Si ammette che gli spread possono anche scendere, che il 7% di interessi non verrebbero pagati in un solo colpo su tutto il debito. Come pure si ammette che l'Italia è un Paese ricco e non è la Grecia. Ma poi, di nuovo, analisti, ed economisti rilevano che non cresciamo, che   la demografia è mortalmente avversa, che non paghiamo le tasse e che ci vorrà una patrimoniale per chiudere la falla del debito pubblico. Difficile fare passare presso colleghi giornalisti econonisti e persone dell'establishment britannico il messaggio che con una rapida e adeguata manovra potremmo tamponare la situazione e virare la nave. Con la situazione politica di stallo che abbiamo nessuno ci crede. Tutti sono smarriti e confusi. I mercati e i media pealtro ormai convergono su tre difetti tremendi: hanno una fretta dannata e irriflessiva, sono ossessivi e monocoli, nel senso che spostano la loro attenzione come un raggio laser da un argomento all'altro. Prima il riflettore era sulla Grecia. Ora tutta la canea fonica e visiva è sparata impietosamente sul nostro palcoscenico. La nostra ribalta, vista da Londra, è indifendibile: è avvilente veder susseguirsi graficamente le pietose vicende della nostra politica, le smorfie di Berlusconi dal cerone sempre più arancione, i Tic di Bossi, il cerchio magico della Lega e i maroniani le convulsioni del Pdl, le divisioni del centro-sinistra e le tergiversazioni opportunistiche del centro. Terribile seguire soprattutto la pletora di attori e comparse che continuiamo ad ammanire all'opinione pubblica mondiale convinti che gli stranieri abbiano la pazienza di distinguere tra Vendola e Bersani, passando per Di Pietro e allargarsi a Casini o pensare ad Alfano e studiare le alchimie dei rapporti di forza dentro al Pdl mentre la fase politica di Berlusconi è agonizzante. Berlusconi era sceso in campo per portare criteri manageriali in politica e renderla più efficiente. Alla fine del suo mandato la politica italiana non è mai stata più irresponsabile, inefficiente, costosa, infantile, corrotta e inutile, popolata da una miriade di mediocri che si affannano come formiche impazzite nell'emiciclo. Questo va spiegato agli stranieri: l'Italia ha tutti i numeri economici per uscire dalla crisi ma gli Italiani, quando devono rapportarsi tra loro, litigano e si dividono e la loro classe politica, che dovrebbe essere tale per essere appunto istanza di mediazione e unificazione riflette le divisioni del Paese e le amplifica in litigiosita'. Senza una politica così scadente l'Italia avrebbe un potenziale enorme. Siamo ormai virtualmente semi-commissariati perchè non abbiamo dato prova di saperci governare da soli. I mercati lo chiedono: fate un Governo tecnico con misure robuste e un messaggio chiaro dei vostri impegni a tutto il mondo. Sapete quello che vi viene chiesto di fare per il vostro bene e quello dei vostri vicini. Fatelo secondo manuale e fate presto. Togliendo di scena la politica politicante che è servita soltanto a peggiorare la situazione.  

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6 novembre 2011 - 21:12

Quando la Gran Bretagna sarà più popolosa della Germania...

Tempo di crisi, tempo di ansie millenaristiche. Specialmente quando suonano solenni i campanelli d'allarme. Il pianeta ha da poco compiuto sette miliardi di abitanti, mandando un segnale chiaro sulla difficile sostenibilità futura e già c'è chi s'avventura in proiezioni più vicine all'uscio di casa. E' il caso degli inglesi. L'Ufficio Nazionale di Statistica, (Ons) basandosi su stime legate agli attuali trend di crescita, prevede che nel 2027 la popolazione britannica supererà la soglia dei 70 milioni di abitanti. E' il tasso di crescita più rapido d'Europa e, secondo gli esperti, se l'andazzo continuerà, entro una generazione il Regno Unito supererà la Germania che ha invece innestato un lento trend di decrescita e spopolamento. Secondo l'Ons il sorpasso avverrà nel fatidico anno di grazia 2043 quando la Germania, che oggi conta 81 milioni di abitanti, scenderà a 73 milioni, mentre il Regno Unito toccherà i 74 milioni. Motivo di tanta crescita: la forte immigrazione diretta ai lidi d'Albione. Con un saldo netto di  200mila persone l'anno tra immigrati ed emigrati il trend pare inarrestabile. L'annuncio dell'Ons non poteva non finire in politica. I conservatori da tempo accusano i laburisti del peccato originale di avere aperto queste impetuose cateratte umane. Ma, al di là delle lamentele, non paiono essere riusciti a fare di meglio da parte loro. Intanto, Migration Watch UK, un'organizzazione che si pone l'obiettivo di arginare l'ingresso agli stranieri, ha indetto una petizione per raccogliere le firme necessarie per aprire un dibattito in Parlamento. La soglia da superare è 100 mila. Legittima preoccupazione, si dirà, anche se basata su proiezioni ed estrapolazioni che potrebbero cambiare il corso ad ogni momento. Come le previsioni del tempo. Personalmente non mi fido di alcuna previsione meteo superiore alle 48 ore. Quanto a quelle sulla popolazione mi sento sinceramente smarrito. Siamo certamente tanti. Ma siamo certi che per 30 anni tutti vogliano continuare ad andare a occupare quest'isoletta dal pessimo clima piantata in mezzo al mare ai margini d'Europa? Ah, saperlo...

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1 novembre 2011 - 17:06

Ora Londra gioca in zona recessione

L'ultimo avvertimento è giunto da uno studio della banca Ubs, che ha ridotto le previsioni di crescita dell'economia britannica da 1,1% a 0,9% per quest'anno e da 1,5% a 0,7% per il prossimo. Il numero zero è sempre più ricorrente nei dati relativi all'economia inglese. Nel terzo trimestre concluso a settembre la crescita è stada dello 0,5%, a prima vista un dato più confortante dell'orrido 0,1% del secondo trimestre. Tenendo però conto che in quei mesi c'è stata quasi una settimana di meno di lavoro su cui hanno pesato le festività del matrimonio di William e altri fattori stagionali che hanno tolto quasi mezzo punto al pil aprile-giugno, il mezzo punto positivo dell'ultimo trimestre testimonia che l'economia ha continuato a strisciare lungo il fondo. Non solo: c'è ora il rischio, secondo gli esperti, che l'ultimo trimestre sia prossimo allo zero se non negativo come pure il primo trimestre del prossimo anno. Lontani i tempi del miracolo anglosassone. Per quanto la Banca d'Inghilterra abbia tenuto una politica monetaria molto più espansiva della cugina Bce, l'austerità del Governo Cameron e i tagli al settore pubblico hanno continuato a pesare. Il legame con l'Europa per quanto disdegnato continua a esistere ed è un abbraccio mortale. E l'encefalogramma economico continua a rimanere piatto.

 

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