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Il fragilissimo equilibrio della City di Londra

Bilico
La ripresa mondiale è cominciata. E' un fatto incontestabile. Quanto sarà solida è però tutto da provare. In particolare sarà interessante capire quanto beneficerà la City di Londra che tanto ha sofferto da questa recessione. Riuscirà a rialzarsi dal crack finanziario del 2008? E come? Avrà sufficienti energie per ripartire? E se questo è il caso tornerà alle vecchie abitudini, alimentando una nuova pericolosa bolla? Da un lato iniziano a fare capolino segnali incoraggianti come la decisione di DP World, l'operatore portuale che fa parte del gruppo di Dubai World di quotare alla Borsa di Londra. Segno che Dubai non solo non è riuscita a erodere posizioni alla City, attirando capitali stranieri, ma è ridotta, dopo la crisi, a investire i propri a Londra. Dall'altra le banche straniere sono in uno stato di profondo malessere dopo la decisione del Governo Brown di tassare al 50% i bonus superiori alle 25mila sterline nell'anno fiscale in corso. Si tratterebbe di una "una tantum" che si aggiunge però all'aumento, a partire dell'aprile 2010 dell'aliquota massima dal 40 al 50% per i redditi al di sopra delle 150mila sterline annue. Data l'intenzione delle banche della City di distribuire 6 miliardi di sterline (circa 10 miliardi di dollari) di bonus, sono ottime notizie per l'erario britannico. Ma sono pessime notizie per le banche e migliaia di banchieri stranieri che a medio lungo termine potrebbero lasciare la capitale.


 Personalmente conosco almeno una cinquantina di benestanti finanzieri e imprenditori italiani che sono rimpatriati sia perchè la crisi li ha messi in ginocchio sia per motivi fiscali, ora che le prospettive di medio termine sono di un continuo aumento delle imposte per rientrare da un debito schizzato da 45 a 178 miliardi di sterline. Almeno un'altra ventina sta programmando di partire e una cinquantina è in bilico e aspetta di vedere come gira il vento. Già… come girerà il vento? Per ora le banche paiono imperterrite e hanno messo in chiaro che quest'anno pagheranno i propri dipendenti in modo da assorbire fino al 90% delle tasse che questi dovranno pagare. In altre parole, raddoppiando il bonus in vista di un taglio fiscale di metà questo rimarrà uguale. Un segnale di sfida a Brown, senza dubbio. Le banche dicono al Governo: se sono le tasse quelle che vuoi eccoti accontentato, ma dal prossimo anno ci lasci nuovamente le mani libere. Il Governo, che ha imposto le tasse per cambiare l'andazzo delle folli remunerazioni è assai frustrato dato che i provvedimenti non hanno avuto alcun effetto sui comportamenti. Certo, le banche hanno dato almeno formalmente qualche segnale di buona volontà: la Goldman Sachs, che normalmente paga metà dei propri utili in bonus ha deciso quest'anno di devolvere "solo" il 40%. Dato che si tratta però di un anno eccezionale, verranno distribuiti 20 miliardi di dollari (su 45 miliardi di utili) pari a 630mila per dipendente, uscieri e fattorini compresi…I contribuenti, che hanno salvato di tasca propria direttamente e indirettamente le banche, sono furiosi di vedere i propri soldi finire in quella maniera.  Le banche però insistono nel dire che se pagheranno poco i propri banchieri questi se ne andranno e gli istituti finiranno per avere conti peggiori. I critici però rilevano che nell'anno appena trascorso con differenziali enormi tra tassi attivi e passivi (tra l'1% pagato ai risparmiatori e il 7% chiesto sui prestiti) anche i somari avrebbero fatto soldi facilmente. La polemica infuria. Intanto però la rabbia della gente, gli impulsi paleolaburisti del Governo Brown e lo Tsunami di tasse in arrivo rischiano di cambiare per sempre il panorama della City tramite un'imposizione fiscale massiccia. Torniamo all'esempio della bilancia: l'equilibrio da trovare sarà difficilissimo. Tra una buona e una cattiva tassazione sta la chiave della rinascita della City o il ritorno agli anni bui, quando la Gran Bretagna, ostaggio dei sindacati e prigioniera di Governi incompetenti divenne per un ventennio il malato d'Europa. 

  • matt butter |

    io mi chiedo, ma saranno questi banchieri così abili? cosa li differenzia dai manager delle altre grandi aziende di successo (a parte l’abilità di far pagare ad altri i propri errori)? se lasciassero londra sarebbe davvero un male per la città? o piuttosto sarebbe l’inizio di una nuova era simbolo di un’ulteriore (come se non ne avesse avute abbastanza) rinascita di londra?
    scusate ma proprio non riesco a togliermi il pensiero dalla testa, ma questi geniali banchieri dove andrebbero se lasciassero il regno unito?
    più che un commento, una serie di domande…

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