Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

1997-2009: from New Labour to Nude Labour

Browblair
La rotta elettorale alle elezioni amministrative e alle europee. Un rimpasto di Governo riparatorio riuscito solo a metà, perchè non ha potuto imporre la propria volontà a molti colleghi riluttanti. La defezione e il rancore di vari ministri che hanno iniziato a cantargliele in faccia. Gordon Brown è sempre più alle corde. Non solo è incapace di esercitare il proprio potere ma è sempre più il custode di un edificio politico in pezzi. Dietro alle critiche personali al Premier britannico e al suo cattivo carattere, emerge sempre più chiara la fine di un progetto nato nel 1997 tra mille speranze e tradottosi oggi in una grande illusione di cui il suo fortunato predecessore, Tony Blair, ha altrettante responsabilità.

Col senno di poi il New Labour è stata una gigantesca e abile operazione di pubbliche relazioni, il primo grande esperimento di marketing politico dopo la morte delle ideologie. Un esperimento non tanto marcato da cinismo, ma da un entusiasmo superficiale che il Governo ha cavalcato sulle ali di un irresponsabile ottimismo. Quando ad Alastair Campbell, spin doctor in capo di Blair, dissi, una volta, durante un congresso del partito: < Insomma il progetto economico del New Labour mi pare una sintesi tra creazione di ricchezza liberista all'americana e redistribuzione solidaristica all'europea > egli si illuminò come se avessi coniato un nuovo slogan. < Mi piace questa definizione – mi disse – in economia, è infatti questa la linea che ci ispira >. Conciliare ciò che fino ad allora pareva inconciliabile. La forza del New Labour del tempo che fu e del suo giovane leader quarantenne e sorridente rispetto al Nude Labour di oggi che mostra tutti i propri limiti ed è guidato da un uomo imbronciato e prossimo ai sessanta, è esaurita. Tony Blair, per alcuni anni, grazie al sorriso da Bambi e alla parlantina di brillante avvocato, era riuscito a far credere alla gente di essere l'uomo della quadratura del cerchio tra destra e sinistra, di conciliatore dei contrari.  Creare appunto ricchezza come solo sanno fare i conservatori, ma anche distribuirla come sanno i socialisti, prevenire il crimine come vuole la sinistra ma anche reprimerlo come vuole la destra. Ridare una chance a un Paese in cui l'educazione è ancora un privilegio e non un diritto, per creare una società della conoscenza. Spendere allegramente il danaro pubblico mantenendo i conti in equilibrio grazie alla "Golden rule" di pareggiare entro il ciclo entrate e uscite. All'estero portare la democrazia con una politica "morale" che aiutasse i poveri musulmani di Bosnia contro i cattivi cristiani ortodossi Serbi ma colpisse l'estremismo di Al Quaeda o le dittature come quella di Saddam dando al contempo lezioni di tolleranza. Insomma, all'alba del nuovo millennio eravamo arrivati, grazie al New Labour, alla risoluzione di due secoli di contraddizioni nella politica Occidentale. Un Occidente che pareva tener saldo un vantaggio economico ed intellettuale, oltre che morale, sul resto del mondo. Tutto ciò pare oggi svanito, assieme alla bolla di internet a cavallo degli anni duemila e della finanza 5 anni dopo. Brown ha tentato ancora una volta di rimettersi intellettualmente al centro del gioco tentando di indossare il ruolo di salvatore della finanza occidentale con una serie di abili proposte durante la crisi dello scorso ottobre di fronte a un Bush sempre più tramortito. Ma alla prova del tempo, a giudicare dallo stato dell'economia inglese, dalla rabbia degli elettori e dal cinismo della gente, tutto ciò è finito. Ora pateticamente aggrappato al potere Brown gioca la carta di chi non se la sente di lasciare il Paese in difficoltà ed è pronto a combattere fino in fondo. Dopo avere gettato a mare lo scorso anno 10 anni di liberismo e avere imbracciato i panni statalisti ora Brown gioca la carta del figlio di pastore presbiteriano che risponde all'appello della coscienza. Purtroppo neanche questa storia fa più presa su media ed elettori. Il Re ormai è completamente nudo. E la Gran Bretagna, chiunque vinca le prossime elezioni, si troverà di fronte a un lungo periodo di quaresima perchè dovrà scegliere nei prossimi dieci anni tra i tagli alle spese effettuati dai conservatori o da un altro governo laburista. Tagli comunque inevitabili per rientrare da un deficit gigantesco creato nel giro di 2 anni. Per fortuna la gente è spesso migliore dei propri governanti. Londra resta una città piena di risorse, molte di più di altri Paesi occidentali. Ma un fatto è certo: tutti abbiamo bisogno di un nuovo progetto e, in questi mesi, non è dall'Europa ma da un' America ferita che giunge con Obama un barlume di speranza.